Archivio per gennaio 2007


Ce n’è di gente strana…

martedì, 30 gennaio 2007

Questa città è sempre più caotica e piena di gente anormale… oggi passeggiando sul marciapiede con un mio collega ci è quasi arrivato addosso un bloccadisco chiuso (da moto) lanciato da qualcuno che stava in un giardino pubblico al di là di un muretto. Per poco non colpiva me o lui (avrebbe fatto del male)… roba da matti!

Per strada ho incontrato un tizio che si è caricato in malo modo su uno scooter uguale al mio un grosso scatolone … fatto sta che al semaforo gli è caduto due volte, allora se l’è risistemato in braccio ed ha incominciato a correre come un forsennato … già non aveva grande visibilità e stabilità, in più guidava in quel modo … neanche a dire che me ne sono tenuto alla larga!

E per concludere, quando sono tornato al mio scooter ho trovato il bauletto posteriore scassinato da qualche demente che sperava di trovarci chissà cosa dentro … invece era tenuto volutamente vuoto (perché so che di recente ne aprono parecchi)…! Ora però mi tocca ripararlo … insomma, quando si sta in giro per Roma bisogna esser pronti a tutto!!!

Fiumi di parole

giovedì, 25 gennaio 2007

Qualche giorno fa ho letto un interessante articolo del mio amico Jollino, a proposito dei tanti blog che da qualche anno proliferano in Rete.

Egli ha stigmatizzato in maniera esemplare un pensiero che prima o poi avrei espresso anch’io sul mio sito. Preferisco citarne subito dei passi per entrare nel vivo della questione.

Non capisco che senso abbia avere dei blog “personali” in cui si parlano di cose senza che nessuno capisca niente. Se vuoi dire la tua dilla, se vuoi postare dei log pòstali, ma blaterare a caso in maniera incomprensibile mi pare francamente inutile. Che si tenessero dei diarî su carta o in un file sui loro computer, tanto nessuno ci capisce niente!

Va bene, uno magari tiene un diario online e lo tiene pubblico perché è esibizionista o perché lancia messaggi, e questo ha pure un suo senso. Ma perché tanta gente ha blog criptici, che non hanno capo né coda, in cui i post sembrano tanto profondi ma poi, scava scava, è solo una voglia insulsa di scrivere e farsi i fighi senza esserne capaci?

E ancora:

Direi che la palma d’oro se la spartiscono i blog delle quattordicenni depresse — quelle che arrivano a firmarsi con cose tipo “Insicura ‘92″ — e questi neoinchiostratori da strapazzo, novelli ermetisti incapaci scrivono, scrivono, scrivono e alla fine non hanno detto niente.

La cosa paradossale è che quelli che rispondono con i commenti fanno finta di capire e di compatire, spinti da una ipotetica quanto ipocrita empatia.

Mi fermo proprio su questo punto: a mio avviso usare il blog come strumento di compassione, o meglio, di autocompassione non è tanto benefico. Va bene uno sfogo ogni tanto (differente e di altro valore sociale è una denuncia), ma quando si utilizza la scrittura per piangersi e addosso e farsi compatire secondo me si finisce col deprimersi ancora di più.

Chiudo queste mie considerazioni citando di nuovo Jollino:

speriamo sia una bolla che scoppi presto: per i diarî segreti incomprensibili c’è la cartoleria, non la blogosfera.

Chat vs. E-mail

martedì, 23 gennaio 2007

Oggigiorno tutti -o quasi- sappiamo cos’è una chat. Mentre un tempo si chattava esclusivamente per mezzo del protocollo IRC, in un periodo successivo sono nati numerosi network di instant messaging (messaggeria istantanea).

La comodità delle chat è indubbia, ci permette di comunicare con chiunque in qualsiasi momento, di conversare con più persone contemporaneamente, di scambiare file, ecc. (persino di videochattare, se provvisti di webcam).

Rimanendo sul tema della comunicazione puramente testuale, prima ancora della chat si utilizzava esclusivamente la posta elettronica, che oggi è ancora lo strumento preferito in ambito lavorativo, ma nell’uso privato si è perso un po’ l’utilizzo della cara e vecchia email a favore della comunicazione in diretta.

Fatta questa premessa, vengo al dunque: a volte l’immediatezza messa a disposizione dalla chat non è necessaria, e, se non richiesta, può risultare invasiva, fastidiosa, perché richiede una risposta parimenti immediata.

Comporre un’email è un’azione differente, che richiede un minimo d’impegno, perché ci si deve mettere a scrivere un messaggio che abbia un inizio e una fine, e non a tutti va (per pigrizia).

In molti, soprattutto gli utenti più giovani della Rete, trascurano la possibilità di inviare un’email all’interessato, aspettando piuttosto sia disponibile in chat. Comporre un messaggio di posta è forse una procedura leggermente più formale che dirsi un “ciao, come va?” in tempo reale, ma personalmente reputo che se il contenuto non è banale (può trattarsi ad esempio di una richiesta di informazioni, di un racconto di un viaggio, di un invito a un evento, ecc.). Non si ha bisogno di una risposta o di un commento immediati ed il messaggio è su un livello più ‘alto’, a seconda del contenuto, del destinatario e del rapporto che c’è fra gli interlocutori, rispetto ad una chat.

Per fare un parallelo, l’email è come una lettera cartacea che arriva nella cassetta della posta, mentre la chat è come qualcuno che suona alla nostra porta e, se decidiamo di aprire, iniziamo a parlarci. Quindi la chat, seppur utilizzi la scrittura come medium a livello fisico, assomiglia più alla comunicazione verbale.

Il senso di questo lungo post è che a volte sarebbe preferibile l’uso dell’email al posto della chat, poiché in certi casi, nell’errata convinzione di essere più immediati, si perde paradossalmente più tempo.

La posta elettronica continua ad avere tanti pregi: viene consegnata rapidamente, c’è più sintesi, o, a seconda del contenuto, si ha la possibilità di essere più analitici e completi. Infine l’email prevede una forma di saluto (in apertura, in chiusura o in entrambi i casi) che fa sì che il messaggio sia in qualche modo completo e ‘impacchettato’ per la spedizione: sarà il destinatario ad aprirlo al momento opportuno, a vedere cosa c’è dentro, a riflettere e, se è il caso, a rispondere, con tempi e modalità diversi.

Lo smog ci sommerge

martedì, 23 gennaio 2007

L’aumentare inarrestabile dell’inquinamento ambientale, a livello mondiale, è un problema che sento molto. Oggi ho letto un articolo significativo, che qui riporto integralmente.

Secondo il III Rapporto Apat Ambiente Urbano, le città italiane sono sempre più inquinate e il livello delle polveri sottile ha sforato ovunque i livelli stabiliti dalla legge.

Ecco nel dettaglio i risultati del rapporto:

ARIA: maglia nera per PM10, ozono e biossido di azoto nel periodo 1993-2005. A fine giugno 2006 nel 77% dei punti di osservazione è stato superato il valore limite giornaliero della concentrazione di PM10. Per l’ozono, nel 2005, nel 75% degli agglomerati è stata superata almeno una volta la soglia di informazione al pubblico. Sotto controllo monossido di carbonio, benzene, piombo e biossido di zolfo;

TRASPORTI: il trasporto su strada è la principale sorgente di PM10 per più della metà delle città considerate; per Roma il contributo è pari al 70%. Il contributo del settore industriale è consistente per i comuni con grandi poli industriali: Taranto (93%), Venezia (75%) e Genova (49%);

AUTO: +20% in molte città del Centro-Sud rispetto al ’96. Nel 2005 a Roma il numero delle auto è cresciuto al ritmo di circa 3 auto l’ora. Il numero di autovetture pro-capite rimane tra i più alti d’Europa anche a livello dei singoli comuni. Quasi tutte le città superano la quota di 500 autovetture ogni 1000 abitanti. Molte superano quota 600, e Roma arriva a 732 autovetture per 1000 abitanti: in Europa solo 6 città su più di 160 superano la soglia di 500 autovetture per 1000 abitanti;

MOTOCICLI: in molte città, il numero è più che raddoppiato nel 2005 rispetto al 1996 con incrementi percentuali vanno da +63% a Torino a +176% a Roma;

BUS: dominano i mezzi di superficie alimentati a gasolio, dal 60% a Parma al 99,9% di Reggio Calabria ma incremento di vetture meno inquinanti EURO 2 e EURO 3 e uso di carburanti alternativi. I mezzi a trazione elettrica sono diffusi nelle grandi città: Milano con circa il 40% della flotta di superficie, Torino con il 21%, Bologna 17%, Roma 10%, Napoli 14%; i filobus sono diffusi anche in città medio-piccole (Modena 15 % della flotta, Parma 16%, Cagliari 18%). Il metro è presente solo in poche città: la rete italiana (168 km) è meno della metà rispetto a quella della sola città di Londra (408 km), e inferiore a quella di altre capitali europee come Madrid (179 km);

VERDE: la disponibilità pro-capite di verde urbano mostra un aumento pari all’88% delle città, con un aumento medio di 4,5 m2/abitante dal 1999 al 2003;

ACQUE: valore medio di copertura del 96%. A livello nazionale i servizi di fognatura e depurazione mostrano un grado di copertura rispettivamente dell’84% e del 74,8%;

RIFIUTI: a Prato e Catania i valori più alti di produzione di pro-capite nel 2004 come anche nelle città turistiche (Firenze, Venezia e Roma). Per la differenziata medaglia d’oro a Padova, con circa il 40%. In crescita nel periodo 2002-2004 la raccolta differenziata a Taranto (+116%), Catania (+113%), Roma (+96%) e Palermo (+36%) ma i valori assoluti (sotto il 10%), restano insoddisfacenti.

Insomma, alla luce di questi dati (ma basta annusare l’aria di città), non c’è da stare molto allegri… 🙁

I ciccioni

mercoledì, 10 gennaio 2007


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