Considerazioni su Twitter

Da grande appassionato della rete, di comunicazione e di social media, vorrei dire la mia su Twitter, adesso che ho materiale a sufficienza per farlo, e poiché tempo fa scrissi qui le mie considerazioni sull’altro social network più famoso, Facebook.

Facciamo un brevissimo passo indietro: Twitter all’inizio non mi conquistò (il mio primo account risale al 2008), infatti ad un certo punto mi cancellai. Successivamente, nel 2010, mi sono iscritto di nuovo, per cercare di capirlo meglio, perché si stava diffondendo a macchia d’olio, e per mera curiosità. Solo negli ultimi mesi ho iniziato ad utilizzarlo più assiduamente, perché senza dubbio è una grande fonte di informazioni.

Il primo intento infatti è quello di tenermi informato sui fatti del mondo, dall’attualità alla politica, dall’informatica all’arte, dalla fotografia alla scienza, e così via.

Quindi seguo una serie di fonti che mi danno queste notizie.
Poi c’è una serie di persone con cui ho uno scambio più leggero, si passa da argomenti futili a riflessioni più profonde.

Twitter in fondo assomiglia a una specie di chat, non proprio come IRC dei bei tempi andati, ma simile. La sua forza è la sintesi (ma è anche il suo limite).

Non puoi per ovvi motivi seguire tutto, e non è un luogo dove si può approfondire molto, per il limite imposto dai 140 caratteri. Lo vedo come una sorta di trampolino di lancio, dove gli altri promuovono e fanno conoscere le loro idee e tu le tue.

Ai giorni d’oggi, per chi come me lavora nel mondo dell’informatica ed ha interessi che vi ruotano attorno (fotografia, informazione, lettura, musica, arte) ritengo che sia anacronistico non avere un account Twitter, per tutti gli spunti che ti può dare, e per la sua immediatezza nel trattare argomenti di attualità.

Ne è prova che tanti personaggi ‘famosi’, provenienti dal mondo della politica, dell’economia, della cultura e dello spettacolo si sono iscritti a Twitter, perché ne hanno capito l’importanza.

Molto diverso è Facebook, su cui ho già scritto abbastanza e non mi ripeterò: da lì ho cancellato il mio account circa sei mesi fa e non ne sento assolutamente la mancanza.

Anche Twitter però ha i suoi lati negativi. Ad esempio, il fatto di assomigliare più ad una chat che ad un newsgroup (ve li ricordate?) o ad un forum lo porta ad essere dispersivo. Non sempre leggi cose interessanti, e può diventare una perdita di tempo se non viene usato con accortezza e intelligenza. Personalmente mi sono creato delle liste, suddivise per aree tematiche, che contengono i contatti che preferisco, in modo da poter leggere a colpo d’occhio le ‘notizie’ della giornata e poi passare ad altro se ho da fare.

Vi dico anche, sinceramente, che preferisco ancora, per informarmi in modo più organico, e per intavolare discussioni ad un livello più profondo, i blog ed i feed RSS. Con questi strumenti, se c’è uno scambio attivo e biunivoco con l’autore, il ritorno in termini di comunicazione (e di soddisfazione) è sicuramente maggiore rispetto allo scambio di battutine su Twitter, che, per la natura volatile del suo stesso essere, lasciano il tempo che trovano.


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