Archivio per la categoria 'Attualità'


Un collante prezioso

domenica, 9 maggio 2010

Empatia, da Wikipedia (non è la Treccani, ma può bastare):

La parola deriva dal greco “εμπαθεια” (empateia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l’autore-cantore al suo pubblico.

Nell’uso comune, empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali. La qualità della relazione si basa sull’ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell’altro.

Io direi anche: un valore fondamentale nelle relazioni umane di successo…

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NoKappa

venerdì, 7 maggio 2010

Perché scrivere in italiano è importante… ho aderito anch’io al progetto. ;)
Direttamente dal sito NoKappa:


L’italiano, come tutte le lingue, si evolve nel tempo.
Questa evoluzione è spesso talmente lenta da apparire impercettibile e riguarda tanto il vocabolario quanto l’ortografia, tuttavia le moderne tecnologie – Internet e soprattutto gli SMS – hanno portato a una forma di scrittura alquanto insolita e sicuramente curiosa.

Il trigramma per viene trascritto x, anche all’interno di un’altra parola (xsona, esxienza); la parola sei, voce del verbo essere, viene trascritto 6; la particella ci diventa c (ci sei? si trasforma in c6?); la c dura diventa quasi invariabilmente k, sia quando per ottenere quel suono si renderebbe necessaria una h, sia quando la c da sola è sufficiente.
Fin qui, nulla di strano: queste grafie trovano – in parte – una loro ragion d’essere nella fonologia della nostra lingua: in fin dei conti, casa e kasa si pronunciano allo stesso modo.

Ciononostante, negli ultimi anni si è avuta una vera e propria “corsa all’abbreviazione”, la cui più celebre vittima è non, mutilata in un impronunciabile nn. Esistono comunque esempi ancora più emblematici, quali x’ (”x apostrofo”, o – per i matematici – “x primo”) in luogo di perché.

Queste abbreviazioni estreme, però, sono utili soltanto nello stretto spazio dei 160 caratteri di un SMS; su Internet, dove raramente ci sono limiti, hanno come unica conseguenza quella di rendere complicata la lettura per chi non è avvezzo a tale grafia, oltre a far apparire l’autore del testo un po’… infantile.
A dire il vero, oggigiorno scrivere in questo modo anche su un cellulare è perfino più complicato che scrivere normalmente: per scrivere con le abbreviazioni, il sistema di digitazione T9™ è molto più veloce delle abbreviazioni “manuali”.


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Shut down

giovedì, 29 aprile 2010

Beh, era ora… se non mi trovate più su Facebook, Twitter e Google Buzz è perché ho cancellato/disattivato i miei account. Ci sono altri modi per rimanere in contatto… ho già espresso in passato le mie perplessità riguardo al tanto blasonato, abusato e diffuso Facebook… e non starò qui a ripeterle. Ciò che mi ha spinto a togliermi di mezzo è l’insofferenza verso uno strumento che considero ormai piuttosto inutile e alienante, nonché una perdita di tempo. Vorrei mantenere (come già faccio a prescindere dai social network) un contatto diverso con gli amici, e Facebook è solo un piccolo diversivo, alla lunga anche piuttosto ripetitivo e noioso. Col tempo che si perde davanti allo schermo a guardare ‘aggiornamenti’ il più delle volte poco interessanti si possono fare tante altre cose. Se devo commentare un video o una canzone preferirei farlo in altro modo, così come una foto o un libro. Per sentirsi ci sono il telefono, l’email, si possono usare quelli. Al limite c’è anche questo blog, se volete commentare potete farlo quando volete. Io ne seguo diversi e si scambiano idee e pensieri anche in questa maniera, con uno stile più rilassato e meno nevrotico.

Sono stanco di una comunicazione che sembra immediata ma in realtà è solo mediata: dallo schermo, da un sito realizzato ad arte (per ipnotizzare o addormentare le menti dei suoi iscritti…) e da un tipo di comunicazione trasversale e piuttosto indiretta. Facebook, Twitter sono fatti così: si guarda e ci si fa guardare, ci si impiccia degli affari degli altri ma alla fine pochi sono i casi di un incontro reale. Si comunica appunto per vie traverse. Si mantiene la sensazione di essere a contatto con tante persone a suon di messaggi di stato, commentini rapidi, battutine e cliccando su “mi piace questo elemento”. Sinceramente ne ho abbastanza… le relazioni umane sono qualcosa di più complesso e importante, banalizzarle in questo modo mi sembra come minimo riduttivo.

(continua…)

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Pensieri da incorniciare: Joi Ito

mercoledì, 28 aprile 2010

Riporto l’articolo che chiude il numero di Aprile di WIRED.
Mi ha colpito per il suo contenuto profondo, che condivido integralmente.

 

Con neotenia si intende
la permanenza di attributi infantili nell’età adulta.

Noi esseri umani abbiamo una giovinezza che dura più a lungo di
quella di qualsiasi altra creatura sulla faccia della terra,
visto che ci occorrono almeno vent’anni per diventare adulti.
Anche se da adulti conserviamo molte delle nostre
caratteristiche infantili, la maggior parte di noi smette di giocare
e si concentra sul lavoro
Quando siamo giovani
impariamo, socializziamo,
giochiamo, sperimentiamo,
siamo curiosi,
capaci di stupirci
e di provare gioia.
E cambiamo, cresciamo,
immaginiamo,
speriamo.

Una volta adulti diventiamo persone serie,
produciamo, ci concentriamo su un obiettivo,
combattiamo, ci mostriamo protettivi e crediamo fortemente nelle cose.

Il futuro del pianeta via via avrà sempre meno a che fare con l’efficienza,
con il produrre più cose e con la protezione del nostro orticello,
e dipenderà sempre più dal fatto di lavorare insieme,
dalla capacità di accogliere i cambiamenti ed essere creativi.

Viviamo in un epoca nella quale la gente muore di fame
in mezzo all’abbondanza e in cui il peggior nemico
è il nostro stesso impulso testosteronico a controllare
il territorio e l’ambiente.

E’ ora di dare ascolto ai bambini
e di permettere alla neotenia di guidarci
al di là degli schemi rigidi
e dei dogmi creati dagli adulti.

 

Testo di Joichi Ito, pubblicato su WIRED con licenza Creative Commons.

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La speranza è una trappola…

venerdì, 26 marzo 2010

Le parole di un uomo di grande lucidità e saggezza:

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Neve!

venerdì, 12 febbraio 2010

Dopo ben 25 anni di nuovo la neve a Roma… ;)

Oggi ho scattato qualche foto, eccone tre. Tenete sotto osservazione questo set su Flickr poiché nei prossimi giorni ne aggiungerò delle altre. La nevicata è durata poco, quindi non so in quanti abbiate avuto il tempo di giocare a palle di neve. ;)

E' arrivata

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Generazione recessione

mercoledì, 27 gennaio 2010

Riporto integralmente questo articolo tratto dal sito Sbilanciamoci.info, mi sembrano riflessioni molto interessanti ed attuali.

Studi e interpretazioni sugli effetti della crisi economica (anche detti “ricette”) si stanno moltiplicando. Ovviamente, al centro dell’attenzione sono i discorsi – soprattutto “autorevoli” – degli economisti. Ma succede anche ad alcuni di loro di incrociare dati e riflessioni con i problemi del sociale e del vivere quotidiano della gente. In questa prospettiva, riprendo alcuni spunti da diverse voci che fanno il punto sulla situazione negli Stati Uniti.

Ho trovato l’espressione Generation Depression: ci si chiede, cioè, se stia crescendo una generazione di giovani i cui comportamenti saranno segnati, per tutta la loro vita, dalle esperienze attuali. Naturalmente si sottolinea il salto relativo alle generazioni precedenti (gli esempi si riferiscono sia agli anziani che, giovani durante la “grande depressione”, hanno poi avuto negli anni successivi una vita sempre più positiva, sia ai baby boomers vissuti, appunto nella giovinezza, in una prospettiva sociale di forte mobilità e di crescenti opportunità). Quanto all’attuale generazione di adulti, si argomenta – tenendo sullo sfondo il fatto che gli Stati Uniti e molta parte del mondo occidentale sono tecnicamente usciti dalla crisi – che, come ci si sta avviando verso cambiamenti radicali nel funzionamento del sistema complessivo, lo stesso varrà anche per i comportamenti individuali.

A tal proposito, interessa uno studio del National Bureau of Economic Research (pubblicato nel settembre scorso con dati relativi al periodo dal 1972 al 2006) in cui si dice che anche soltanto un anno di particolare difficoltà vissuto nell’adolescenza o nei primi anni adulti può incidere pesantemente sulla formazione di una persona e sui suoi comportamenti e vicende degli anni successivi. Si segnala la possibilità, con riferimento alla sfera pubblica e alla politica, di una crescente disaffezione e perdita di fiducia. Lo studio presenta analisi e dati relativi a fasi del passato segnate – per le generazioni dei giovani adulti che hanno vissuto questo passato – non soltanto da difficoltà nella sfera economica e lavorativa, ma anche psicologiche e nei rapporti sociali.Ancora, guardando ai prossimi anni, non si considerano solo gli effetti delle trasformazioni e difficoltà che l’economia degli Stati Uniti sta attraversando. Si tiene anche conto del nuovo panorama globale in cui l’America va collocata ed è sempre più chiaro che, in tutto l’arco di tempo dalla fine della seconda guerra mondiale al presente, non si erano avuti cambiamenti di questa portata non solo nel funzionamento del sistema economico, ma nel sistema nel suo complesso.

(continua…)

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In corsa per il Natale

venerdì, 27 novembre 2009

Manca meno di un mese all’evento ed è già scattata la corsa al Natale consumistico. Non ce la posso fare…

E la nevrosi da telefonino è più diffusa che mai: gente che parla sui marciapiedi, persone isolate dal mondo esterno, e gente che parla tanto in auto, quindi quando attraversi la strada devi star attento a non farti investire. Mah. Com’è cambiata (in peggio) questa città in vent’anni… non era una Roma così nevrotica, frenetica e dispersiva… Pollice verso il basso.

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Generazione X

domenica, 8 novembre 2009

Girando per la Rete ho trovato questa lettera che è dedicata a tutti quelli della mia generazione (fine anni Settanta).
So solo che l’ha scritta una certa Ida, e la missiva l’ho letta sul blog di Roberto. La pubblico integralmente perché mi è piaciuta molto. Buona domenica.

Lo scopo di questa missiva é quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi, quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni.
Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l’aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia ‘90.
Per non aver vissuto direttamente il ‘68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice.

(continua…)

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E noi si cinguetta

giovedì, 20 agosto 2009

Non l’avrei creduto, ma Twitter mi ha finalmente conquistato con la sua essenzialità, dopo oltre un anno e mezzo in cui ho lasciato il mio account inutilizzato e con solo una ventina di tweet all’attivo.

Di Twitter mi piace: la pagina profilo pulita, snella e leggibile, la sinteticità ‘obbligata’ per chi scrive, e di riflesso, quindi, anche per chi legge. Certo, dipende da quanti contatti si hanno, ma su questo network mi interessa tenere quelli che seguo veramente, a differenza di Facebook, dove ho contatti provenienti da diversi ambiti e periodi (a volte: vere e proprie ere). Inoltre Facebook è molto più dispersivo, come ho già scritto altrove, ma dipende sempre da cosa si cerca.

Twitter è una specie di mailing list ‘moderna’ con visibilità globale (a meno che non si protegga il proprio profilo dalle visite di sconosciuti), ma non ti intasa la casella di posta elettronica e ti permette di informare gli amici ed essere aggiornato sulle loro novità. Tutto sempre in 140 caratteri per ogni tweet (l’equivalente del messaggio di stato degli altri social network).

Semplice ma potente nelle ricerche e soprattutto per chi come me è avvezzo all’uso dei feed RSS, Twitter dà una bella mano a filtrare e leggere solo i contenuti di reale interesse.

Insomma, non sono sicuramente un precursore, ma direi che chi ha perso un po’ di tempo su almeno un social network nella propria esistenza telematica deve assolutamente provare Twitter. ;)

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Aborigeno…?!

martedì, 4 agosto 2009

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Amicizia?

martedì, 14 luglio 2009

Ci sono alcuni valori a cui non rinuncerei mai. Quando tra ‘amici’ subentrano dei comportamenti falsi e si mantiene solo una facciata, quella non è amicizia. Sembra banale ma non lo è.

Quando si butta nel cesso il tempo trascorso (bene) insieme e si interrompe un rapporto senza alcun apparente motivo vuol dire che certi valori (come il rispetto, ma anche l’amicizia stessa) non si sa proprio dove stiano di casa.

Nell’era in cui il consumismo si estende anche ai rapporti umani (cosa pericolosa e triste), mi è sembrato giusto ricordarlo. Sicuramente c’è ancora qualcuno che la pensa come me, ma la coerenza non è da tutti.

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