Archivio per la categoria 'Cultura'


Il giorno in più

lunedì, 29 marzo 2010

Oggi ho acquistato in libreria questo romanzo di Fabio Volo, l’ho scelto tra tutti quelli pubblicati (cinque, mi pare). Era da tanto tempo che volevo leggerne uno per capire se il suo successo fosse basato su dei contenuti veri o su un’ottima operazione di marketing.

Il giorno in più è il primo che leggo… e lo sto divorando.

Sono arrivato già ad un terzo del libro… mi ha preso proprio. La narrazione procede con uno stile molto fluente, ma anche la trama fa la sua parte. Mi ritrovo in molte delle situazioni descritte nel romanzo e negli stati d’animo vissuti dal protagonista… Si vede che chi racconta è una persona dotata di grande sensibilità, che ha vissuto in modo autentico.

Bravissimo Fabio, lo apprezzavo già come conduttore radiofonico e come persona, ora mi ha conquistato anche come scrittore.

La scheda del libro su aNobii (e i commenti dei lettori).

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In corsa per il Natale

venerdì, 27 novembre 2009

Manca meno di un mese all’evento ed è già scattata la corsa al Natale consumistico. Non ce la posso fare…

E la nevrosi da telefonino è più diffusa che mai: gente che parla sui marciapiedi, persone isolate dal mondo esterno, e gente che parla tanto in auto, quindi quando attraversi la strada devi star attento a non farti investire. Mah. Com’è cambiata (in peggio) questa città in vent’anni… non era una Roma così nevrotica, frenetica e dispersiva… Pollice verso il basso.

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Sei dentro in tre righe

lunedì, 5 ottobre 2009

Ci sono delle storie che ti catturano subito, ed il merito di questo coinvolgimento immediato è spesso attribuibile al loro incipit. Stephen King ad esempio è un vero maestro ad iniziare: ho letto la sua ultima raccolta di racconti, Al Crepuscolo, che è davvero di alto livello per il suo genere.

E’ incredibile come in tre righe ti ha già catturato, devi andare avanti nella lettura. Spesso il tenore del racconto non cala per nulla rispetto alle prime righe, quindi ti trovi a dover proseguire ‘per forza’, come trascinato. ;)

I migliori racconti di questa raccolta, che consiglio vivamente ai fan del ‘Re’, sono: Torno a prenderti, Cyclette, Le cose che hanno lasciato indietro, N. e Muto.

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L’era delle Superstar

sabato, 18 luglio 2009

Mi ritengo fortunato ad esser nato negli anni ‘70 ed aver potuto ascoltare ‘in diretta’ la musica di quel periodo, ma soprattutto quella degli ‘80 e dei primi ‘90. Certo, non ho avuto la fortuna dei miei genitori di poter vivere il mito dei Beatles e di tutta la splendida musica degli anni ‘50 e ‘60 e ‘70, ma credo di aver ‘recuperato’ piuttosto degnamente negli anni successivi, tanto da avere una libreria musicale molto ricca e che comprende generi anche molto diversi tra di loro.

Quello che noto, più o meno da una quindicina d’anni a questa parte, è la totale mancanza di nuovi ‘miti‘ della musica: quel che è successo in passato ha qualcosa di irripetibile, perché in qualche modo è già stato detto più o meno tutto… quindi tutto ciò che abbiamo oggi è una sorta di riadattamento (in meglio, ma anche, spesso, un peggioramento…) della musica che abbiamo ereditato dal passato.

Ad esempio, negli ‘80 abbiamo assistito all’esplosione di autentiche stelle della musica, come Madonna, Michael Jackson, Elton John, Bruce Springsteen o gruppi come i Dire Straits, i R.E.M., i Queen, ancor prima i Pink Floyd… insomma, se inizio a citarli tutti non finisco più…!
La sostanza è che non c’è proprio paragone con quanto abbiamo oggi!!!

Volete confrontare i Tokyo Hotel (per citare un gruppetto di questi nuovi a caso) con qualcuno dei Veri Miti? Discorso forse leggermente differente per la musica italiana, di artisti eccezionali ne abbiamo avuti pochi e devo dire che nei ‘90 e nei Duemila ci sono state parecchie piacevoli novità.

Le vere stelle, quelle che ci fanno sognare e a cui ci ispiriamo vengono da un passato lontano e glorioso… irripetibile, perché oggi mancano le circostanze per cui tutto ciò che è stato accada di nuovo (anche solo lontanamente).

Io ascolto tutto, musica ‘nuova’ e non (fino alla classica) ma devo dire che come mi emozionano certi artisti del passato non c’è novità del presente che sia all’altezza.

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Considerazioni su facebook

martedì, 31 marzo 2009

Con diversi amici abbiamo aperto parentesi o vere e proprie discussioni sulla sopravvalutata utilità di facebook come network ’sociale’, così come è stato definito dai media.

Fatte salve le reali utilità di riprendere i contatti con amici o compagni di scuola con cui non ci si sente da anni, o di mantenere quelli con i propri cari che abitano a distanza e all’estero, ci sono tanti aspetti superficiali e superflui di facebook che cercherò di tratteggiare nel modo più sintetico possibile.

Innanzitutto però vorrei parlare delle alternative: prima di facebook ci sono stati (ed esistono tutt’ora) tanti altri network per mezzo dei quali si può comunicare con (gruppi di) amici: i forum sul web, i newsgroup, le chat IRC, ecc.
Chi li conosce sa di cosa sto parlando; per chi non ne ha mai sentito parlare potremmo paragonarli tutti a delle ‘piazze’, dove chi entra può dire la sua e viene ascoltato dagli altri, che a loro volta possono rispondere.
Non c’è bisogno di aggiungere gli altri agli ‘amici’ per sapere cosa stanno scrivendo, perché la ‘piazza’ è pubblica. In questo modo è davvero molto facile socializzare e conoscere persone nuove.

Facebook invece funziona nel modo opposto: tutti hanno una pagina personale, non c’è una ‘piazza’ pubblica, perché la home page tutti la vediamo in modo diverso a seconda degli amici che abbiamo in lista. Di qui è facile capire come le informazioni non sono ‘molti a molti’ ma ‘uno a molti’ e basta.
In sostanza facebook si riduce a una comunicazione ‘uno a uno’ poiché dopo che si è stabilito un contatto in genere ci si sente in privato.
Siamo congiunti, ma solo uno con l’altro.
Il numero di amici non fa gruppo, fa solo numero.

Quindi piuttosto che un network che nasce per socializzare, FB è un sito che permette di radunare tutti i propri contatti, conosciuti in ambiti diversi (e quindi disomogenei), ed avere sottomano email, telefono, instant messenger, sito personale, ecc. di ognuno.
E’ un po’ come un’estensione della propria rubrica indirizzi.
Questo è lo scopo principale di FB, a mio avviso; tutto il resto è intrattenimento leggero o cazzeggio, basato su una componente vouyeristica molto forte. E’ difficile instaurare qualsiasi discussione approfondita o ramificata per la stessa struttura del sito: i gruppi sono praticamente inutilizzabili (chi riesce a seguire una bacheca di un gruppo affollato?), i messaggi di stato, che puntano su frasi ad effetto (ma anche no…), sono lo spunto, in genere, per rapide battute, e, dato che anche lì si scrive uno dopo l’altro, è un po’ difficile riprendere il discorso con la persona che aveva scritto la sua opinione venti risposte prima.

La stessa organizzazione degli ‘eventi’ su facebook è fallimentare, per me: si organizza un incontro (cena, aperitivo, festa di compleanno), e si invita la gente. Sbagliato! In pochi o nessuno parteciperanno (va meglio a chi fa pubbliche relazioni perché punterà sui grandi numeri). Su un newsgroup o su un forum (chi partecipava a RomaNordOvest lo ricorderà) prima qualcuno lanciava l’idea, se ne discuteva, ci si metteva d’accordo sulla data e sul posto, e solo successivamente si organizzava il meeting. In questo modo si otteneva maggiore partecipazione e soprattutto più coesione.

In tutta questa analisi non ho ancora menzionato le varie applicazioni, i quiz e i test demenziali, che vanno bene per distrarsi un po’, ma alla lunga stancano e di potenziale ’sociale’ ne hanno davvero ben poco. Ed ho tralasciato volutamente gli aspetti relativi alla privacy, perché ovviamente se ci si iscrive si accetta di stare al ‘gioco’.

Insomma, se non si è capito sto facendo notare come FB col suo vuoto di contenuti abbia portato via tanta gente da forum, newsgroup, chat ormai in disuso (o anche il baretto sotto casa, ma vorrei rimanere in tema di network su Internet) che di contenuti ne offrivano ben altri e che con la loro struttura permettevano di socializzare e conoscersi molto di più, nelle ‘piazze’ che offrivano, di quanto possa fare facebook con la sua home page piena di link, messaggi di stato, foto e facezie varie.

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Il passato è una terra straniera

lunedì, 2 marzo 2009

Ho appena finito di leggere questo splendido romanzo di Gianrico Carofiglio, uno di quelli da rileggere ed incorniciare.

Ringrazio Federico che me l’ha consigliato: è stata una lettura veramente appagante, piena di sensazioni profonde. ;)

Maggiori informazioni riguardanti la trama e i commenti dei lettori sono disponibili su aNobii.

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Riviste

sabato, 21 febbraio 2009

Sto notando come negli ultimi anni abbia smesso totalmente di comprare riviste in edicola. Il motivo è principalmente mancanza di tempo per leggerle; quello disponibile lo dedico tutto alla lettura di libri (romanzi o saggi). Ma c’è di più: da quando Internet è diventata così capillare, le informazioni disponibili online sono talmente aggiornate da rendere inutile (per me) l’acquisto di una rivista cartacea (tra l’altro a volte piuttosto costosa).

E dire che per anni ho comprato Applicando (un periodico mensile dedicato al mondo della Mela), una cinquantina di numeri ormai nelle mani di qualcun’altro, o, per citarne altre due, Quark, rivista scientifica di indubbio interesse e Motociclismo.

Non sento la mancanza delle riviste (altrimenti avrei continuato a leggerle), continuo a preferire i libri. Però oggi, passando davanti all’edicola, mi sono ricordato di questo rituale atavico (che risale ai tempi dell’infanzia, in edicola ci andavo da solo già a 8-9 anni), che mi spingeva a controllare se era uscito il nuovo numero tanto atteso.

Potrei fare lo stesso discorso per i fumetti, ma con quelli ho smesso da ancora più tempo. Eppure, sfogliando ad esempio un Topolino nuovo di zecca, con storie inedite disegnate da nuovi o vecchi artisti, la lettura è ancora immensamente piacevole: mi sembra di aprire una porta temporale su tanti ricordi ed emozioni piacevoli, un mondo che da allora, tramite la carta stampata ed i colori, si perpetua a tutt’oggi.

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Anobii: il facebook della lettura

venerdì, 7 novembre 2008

Ebbene, ce l’ho fatta anch’io: chi mi legge con attenzione ricorderà che di recente ho manifestato il proposito di condividere i miei gusti, e le mie letture attuali, con amici e lettori di questo blog.

C’è un sito, o meglio, una comunità virtuale, il cui tema principale sono appunto i libri: basta registrarsi per inserirli in una libreria virtuale con estrema facilità e immediatezza, il suo nome è Anobii. Superati i primi indugi mi sono messo di buzzo buono a catalogare i romanzi che ho in casa. Ho caricato principalmente romanzi, qualche saggio e basta. Dato che non faccio il bibliotecario di professione, ho saltato enciclopedie, libri che non ho letto e che probabilmente non leggerò mai, libri vecchi di cent’anni, ecc.

Nel mio profilo su Anobii, che è consultabile cliccando qui, potrete avere informazioni su cosa ho letto, quando, costa sto leggendo attualmente ed anche sapere se ho pubblicato qualche commento o mini-recensione. Ovviamente una volta registrati potrete creare la vostra libreria, e, se volete, condividerla con me.

Nella mia c’è un po’ di tutto, dai libri letti a quindici anni a quelli più recenti.

Provate, è sicuramente un progetto molto interessante! ;)

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Un Calvino attualissimo

giovedì, 16 ottobre 2008

Un paio di mesi fa mi è capitato di seguire con interesse un documentario in bianco e nero, su RaiTre, che illustrava il nascere e il progredire del miracolo economico in Italia dalla fine degli anni ‘50 a tutto il decennio successivo, mettendo in rassegna i piccoli e grandi cambiamenti di cui è stato latore: la televisione, i supermercati, l’automobile, il boom edlizio, ecc.

Di recente ho seguito, sempre con interesse ma anche con molta amarezza, una puntata di Report che denunciava il costruire feroce e inarrestabile di nuovi quartieri dormitorio a Roma, senza nessun rispetto per il piano regolatore, l’ambiente, le zone protette, e con servizi quasi inesistenti per i cittadini che andranno ad abitare in (brutti) casermoni, fra l’altro indebitandosi in mutui da capogiro.

Per queste due ragioni sono rimasto colpito dal titolo di un romanzo di Italo Calvino (uno dei miei scrittori preferiti), “La speculazione edilizia“, che ho finito proprio ieri. Racconta la storia di un’intellettuale che s’imbarca in un’impresa edilizia, alla fine degli anni ‘50, e, non essendo per nulla portato, si mette in affari con un costruttore poco di buono. Le premesse fanno già intendere come andrà a finire… e quindi non aggiungo altro sulla trama, a parte il divertimento assicurato nel leggere la particolareggiata caratterizzazione del Caisotti (l’impresario disonesto) e quella del protagonista, Quinto, che fa un pasticcio dopo l’altro.

Nel romanzo fra l’altro si respira l’atmosfera che in Italia c’era a quei tempi, ovvero l’entusiasmo per il nascente boom economico, la spregiudicatezza di certi impresari in ambito edilizio (da cui sono nati personaggi politici che purtroppo oggi ben conosciamo), il convertirsi di certi intellettuali a gente d’affari, il modificarsi del territorio (molte volte in peggio), infine il cambiamento delle abitudini degli italiani, che iniziano a fare le vacanze in massa, spostandosi tutti insieme nelle località turistiche nei mesi estivi dell’anno, grazie ai vantaggi derivanti dall’uso dell’automobile.

Paolo Mieli, alla fine del documentario sul boom economico, ha fatto un’osservazione molto acuta: in molti italiani che hanno vissuto il periodo d’oro degli anni Sessanta, gli anni della “Dolce Vita”, dove tutto sembrava possibile e il benessere si era esteso un po’ a chiunque, è rimasta l’illusione che, passati finalmente i tempi bui, questo miracolo italiano sarebbe stato eterno, non avrebbe conosciuto crisi. Invece ben sappiamo che non è stato così: il corso degli eventi, nella politica e nell’economia, ha dimostrato il contrario, così come nelle più recenti e spregiudicate speculazioni edilizie.

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Pagine… gialle, memorie in libreria

martedì, 2 settembre 2008

L’ingiallirsi delle pagine in un libro denota quanti anni sono passati (ahimé, non solo per lui) da quando è stato acquistato o letto…

Sfogliandolo di nuovo, magari dopo averlo tolto da una polverosa libreria, se è stato di nostro gradimento constatiamo di esservi affezionati, nonostante quel giallino riveli la sua ‘anzianità’. Quelle pagine un po’ consumate ci fanno tornare indietro al periodo in cui è stato letto, riportando alla luce ricordi connessi.

Un progetto molto vasto e piuttosto impegnativo è quello di iscriversi al sito aNobii, come suggerito da un amico, catalogare tutta la propria libreria e pubblicarla sul proprio profilo. L’aspetto interessante di questo lavoro, se si ha la voglia, la pazienza e la passione di farlo, è che una volta pubblicati i propri libri si possono condividere pareri o critiche più approfondite con gli altri membri della community. Non è detto che un giorno non inizi anch’io… ;)

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Scegliere un libro

giovedì, 14 agosto 2008

Nella scelta di un libro, sia esso un romanzo o un saggio, in genere sono solito seguire strade diverse: dipende da cosa mi va di leggere in quel momento. Per gli appassionati della lettura uno stimolo costante è anche il confronto con gli altri, quindi è naturale scambiarsi opinioni o consigli letterari.

Se qualcuno mi raccomanda un romanzo a suo dire bello o coinvolgente, fornendomi dei dettagli sulla trama (ma anche solo il titolo, a volte!), me lo annoto. Altre fonti di ispirazione sono pure i siti internet, come i forum, ed i newsgroup (it.cultura.libri ad esempio è molto interessante, solo che bisogna dedicarvi molto tempo…).

Se ho già in mente quale sarà il prossimo libro, magari quello consigliato da un amico, di solito mi reco in libreria, vado dritto allo scaffale corrispondente al nome dell’autore, lo acquisto ed esco.

Se invece ho solo una vaga idea di quale sarà la prossima lettura, per genere, oppure non ce l’ho per niente, mi faccio guidare dai consigli e dalle offerte esposti nella libreria in cui mi trovo… continuo a vagolare per i corridoi finché non trovo qualcosa che mi ispiri davvero… col risultato di poterci passare un bel po’ di tempo e di uscire, alla fine, con più di un libro sottobraccio. ;)

Per chi come me spazia fra diversi generi (e magari legge più di un libro alla volta) lo scambio di pareri è sicuramente utile per godere di letture sempre appaganti… ma anche la sana sperimentazione, può regalare, ogni tanto, altrettante soddisfazioni.

Per concludere, se si segue un percorso di letture fatto in questo modo, scandito dall’accurata e continua scelta fra consigli, sperimentazioni e novità, ci si assicura, se non ogni volta piacere o divertimento, l’evitamento della monotonìa e l’apertura a nuovi orizzonti.

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Isole

lunedì, 28 luglio 2008

Di recente mi sono appassionato a un paio di storie che hanno in comune un’isola come componente principale della trama, e un po’ di altre cosette: il telefilm LOST, e il romanzo Duma Key di Stephen King. E’ una coincidenza capitata per caso, ma sta di fatto che ho seguito tutto il telefilm, dalla prima alla quarta stagione (sono circa 85 puntate) in poco più di un mese, parallelamente alla lettura del libro.

Da notare alcune mutue citazioni: in LOST uno dei personaggi principali (Ben) esprime per ben due volte il desiderio di leggere un romanzo di Stephen King e nel libro un’abitazione particolarmente importante si chiama “Heron’s Roost”, come Heron è il nome del figlio di Claire, una delle protagoniste della serie tv. Credo non sia una casualità, ma un tributo reciproco che sceneggiatori e scrittore abbiano voluto scambiarsi.

Per quanto riguarda LOST, devo dire che è finalmente riuscito a vincere il mio iniziale scetticismo perché dopo un avvio piuttosto lento (la storia ingrana a mio avviso intorno alla nona-decima puntata) le cose succedono. E che cose. ;) E’ una storia che miscela componenti drammatiche, di suspense, di sentimenti in un mondo tra reale e soprannaturale. In questo libro e serie si rassomigliano moltissimo, perché in entrambi è proprio l’isola ad esercitare sui protagonisti un’attrazione speciale e a provocare eventi fuori dal comune.

Un’isola, in entrambi i lavori, che all’inizio sembra il paradiso terrestre mentre in realtà nasconde delle insidie e dei segreti, che si scoprono lentamente ma inesorabilmente.

Altra similitudine fra le due opere è una certa prolissità: Stephen King negli ultimi anni non sempre riesce ad essere avvincente in ogni pagina e in ogni opera (fatti salvi alcuni capolavori come la serie de La Torre Nera, in cui la lunghezza della storia non mi è pesata affatto, anzi!), ed anche in LOST, specialmente nella terza stagione, si riscontra una certa lentezza dalla metà in poi. La trama in quella fase risulta un po’ stiracchiata e con numerose indagini retrospettive, alcune delle quali a mio avviso evitabili o sintetizzabili. Nella quarta serie gli sceneggiatori sembra abbiano fumato della roba buona (anzi, magari proprio lo stesso fumo nero di LOST :D ), perché nelle primissime puntate ci si capisce poco. Poi arrivano delle risposte, ma in realtà le risposte alle domande essenziali non sono state ancora date e bisognerà attendere la quinta e ultima stagione l’anno prossimo: sicuramente un finale scoppiettante! ;)

In conclusione, se vi piacciono le serie TV o leggere, consiglio sia LOST che Duma Key, due gradevoli passatempi estivi.

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