Archivio per la categoria 'Storie'


Le certezze degli incompetenti

giovedì, 7 febbraio 2008

Nel mondo del lavoro, o più in generale in quello dello scibile, non mi pongo mai, di fronte all’interlocutore, come portatore di verità assolute e incontrovertibili. Semmai cerco di argomentare e spiegare, e per quanto possa essere sicuro di una cosa, non mi metto ad affermarla con tracotanza o, peggio ancora, con arroganza, tappando la bocca all’altra persona.

Invece in molti fanno così, e se al limite posso tollerare questo modo da chi ne sa più di me (ma non lo giustifico), d’altra parte mi sembra inaccettabile quando a zittirmi sia un incompetente.

Il tutto nasce con un deficit comunicazionale. Parli e quello che dici non viene capito, o nemmeno ascoltato. Questo è particolarmente spiacevole quando con queste persone ti ci devi relazionare per motivi di lavoro. Nella peggiore delle ipotesi, se ti capita di aiutare un incompetente, questi neanche capisce che gli stai dando una mano, e magari reagisce dicendo stai facendo dei pasticci con quello che ha fatto lui/lei. E’ il colmo: in questi casi la situazione è proprio irrecuperabile…

Alla fine della fiera, però, tutti i nodi vengono al pettine: le certezze inossidabili che strutturano la conoscenza di questi individui prima o poi vengono smentite. Il lavoro prodotto spesso è scadente, bisogna rimetterci le mani sopra, e magari costoro sono insoddisfatti di come vanno le cose…e non ne capiscono il perché! :D

Di fronte a questa mancanza di umiltà, all’ignoranza e all’arroganza, dopo aver cercato un canale comune e non averlo trovato, io mi giro dall’altra parte.

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Gli idioti del traffico urbano

mercoledì, 6 febbraio 2008

Che gente pessima che si incontra nel traffico cittadino.
Oggi mi dedico a due categorie, che riguardano una gli automobilisti e l’altra i motociclisti, così per la par condicio non scontento nessuno. :P

Ci sono quelli in auto che, imbottigliati in fila, fanno del tutto per non far passare chi è su due ruote, ti chiudono ogni piccolo varco che permette di passare, o addirittura ti stringono pericolosamente quando passi loro affianco, rischiando la collisione o di buttarti per terra. Fanno questo perché? Direi che lo fanno solo per ripicca… perché loro stanno fermi e tu puoi passare, puoi andare avanti più in fretta di loro.

E poi ci sono quelli in moto, che arrivati al semaforo puntualmente non riescono a fermarsi entro la linea dello STOP: devono per forza andare qualche metro avanti, sulle strisce pedonali. Che comportamento idiota. Prima di tutto impediscono ai pedoni di attraversare agevolmente, in secondo luogo danno fastidio a chi deve partire dietro di loro in moto, giacché spesso si mettono di traverso. Poi magari partono a razzo un po’ prima che scatti il verde. Cosa pensano di guadagnare in questo modo?

Io davvero non capisco… a volte mi sento un extraterreste quando faccio queste considerazioni. E metto in pratica quotidianamente, nonostante tutto, il mio senso civico.

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Dialoghi surreali

mercoledì, 30 gennaio 2008

La capacità di astrarre mentre si parla o si scrive, utilizzando metafore o addirittura inventando situazioni immaginarie, lo rendono sicuramente più interessante.

Spesso chattando o parlando con alcuni miei amici fingiamo apposta di essere qualcun’altro (qualche esempio? un coatto, un salumiere, un mago, il vicino di casa, ecc. … :P ), ed il risultato è molto divertente… a volte da ribaltarsi sulla sedia dalle risate! :D

Un piccolo esempio l’ho anche pubblicato qualche post fa su questo blog… :)

Tutto ciò per dire che l’uso della fantasia in un dialogo lo rende più brillante e meno noioso… non è così? ;)

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Mediocrità galoppante

sabato, 19 gennaio 2008

hsc2074l.jpg

P.S.: e dire che tanta gente fa strada nonostante certa indiscutibile mediocrità…

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Pelati omologati

domenica, 12 agosto 2007

La necessità di sentirsi parte di un gruppo è umana e in molti casi un fattore positivo. Non buono è, secondo me, annullare le proprie caratteristiche comportamentali, i propri gusti e le proprie aspirazioni per sentirsi inseriti in un determinato contesto sociale.

Non sto qui ad analizzare i pro ed i contro dell’una e dell’altra condizione, anche perché non sono un sociologo ma un semplice osservatore della realtà che mi circonda.

(continua…)

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In città senza fretta

lunedì, 2 luglio 2007

Lo scorso weekend ha visto Roma, complici le prime partenze e il lungo ponte di S. Pietro e Paolo, svuotata del solito caos e del traffico di auto e moto. Non essendo partito ho avuto modo di girare parecchio, ed è stato bello riscoprire la città con altri ritmi, più lenti, diversi dal frenetico andirivieni quotidiano, che in genere accompagna i momenti del lavoro o dell’azione più intensa.

Ma ugualmente intenso, e piacevole, è stato poter percorrere le vie di Roma con una lentezza inconsueta, guardare il paesaggio circostante, e constatare che tutti gli altri automobilisti, o motociclisti, ricercavano per empatia la stessa lentezza, rallentando di proposito, me compreso, senza dover a tutti i costi arrivare presto alla meta (come accade quasi tutti i giorni).

Una sensazione piacevole, che purtroppo capita raramente… ma d’estate o nei periodi dell’anno in cui la maggior parte della gente parte per le vacanze capita ed sicuramente un’occasione per godere al meglio dei pregi di questa grande città… ;)

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Mode pericolose

martedì, 13 febbraio 2007

Non capisco come un genitore dotato di un sano raziocinio possa trasportare il figlio piccolo andando in scooter, fra il traffico caotico della città. E’ un’azione irresponsabile e pericolosa. Oggi ho visto un altro di questi fenomeni (e non è un caso isolato) che portava una bambina di circa 3 anni in piedi sulla pedana dello scooter … Senza parole! :-o

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Ce n’è di gente strana…

martedì, 30 gennaio 2007

Questa città è sempre più caotica e piena di gente anormale… oggi passeggiando sul marciapiede con un mio collega ci è quasi arrivato addosso un bloccadisco chiuso (da moto) lanciato da qualcuno che stava in un giardino pubblico al di là di un muretto. Per poco non colpiva me o lui (avrebbe fatto del male)… roba da matti!

Per strada ho incontrato un tizio che si è caricato in malo modo su uno scooter uguale al mio un grosso scatolone … fatto sta che al semaforo gli è caduto due volte, allora se l’è risistemato in braccio ed ha incominciato a correre come un forsennato … già non aveva grande visibilità e stabilità, in più guidava in quel modo … neanche a dire che me ne sono tenuto alla larga!

E per concludere, quando sono tornato al mio scooter ho trovato il bauletto posteriore scassinato da qualche demente che sperava di trovarci chissà cosa dentro … invece era tenuto volutamente vuoto (perché so che di recente ne aprono parecchi)…! Ora però mi tocca ripararlo … insomma, quando si sta in giro per Roma bisogna esser pronti a tutto!!!

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Helpdesk

martedì, 19 settembre 2006

Caso 1
Assistenza tecnica: “Che computer ha?”
Cliente: “Uno bianco”
Assistenza tecnica:. … (Silenzio)

Caso 2
Cliente: “Buongiorno. Non riesco a togliere il dischetto dal lettore”.
Assistenza tecnica: “Ha provato a premere il pulsante per farlo uscire?
Cliente: “Sì, chiaro, è come se fosse incollato….
Assistenza tecnica: “che strano, questa cosa non mi suona bene..aspetti che apro una scheda..
Cliente: “No…Aspetta…non avevo messo il dischetto.è ancora sul tavolo..mi dispiace, grazie”.
Assistenza tecnica: “… (Silenzio).

Caso 3
Assistenza tecnica: “Faccia clic sull’icona ‘My Computer’ sulla sinistra dello schermo”.
Cliente: “Alla mia sinistra o alla sua?”
Assistenza tecnica: “… (Silenzio)

(continua…)

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Cowboy nostrani

lunedì, 24 luglio 2006

Treno FM3 Roma-Viterbo,
mi siedo a lato di una coppia bene assortita, sembrano due americani del Kansas City: lui stivali da cowboy, capello lungo sciolto, parlata aMMeregana marcata, iPod, cuffie (da quel che ho sentito fa il musicista), rassicura e ogni tanto parla con la sua donna, lei bionda, cavallerizza, strafiga, un po’ annoiata.

Lui le spiega “siamo alla stazione qui”, “dobbiamo scendere qui” (tutto in perfetto inglese americano), “I have this friend of mine, Armando, who speaks english so badly but when he composes SMS he’s incredibly smart, he can write words you can’t even imagine” e cose così.

Qualcosa però mi lasciava insospettito nel suo modo di fare, a discapito della pronuncia perfetta e del look studiato: sembrava un po’ troppo possessivo con lei, e un (bel) po’ spaccone.

Penso che il cowboy sembra più italiano che del Kansas.

Qualche minuto dopo arriva inaspettata la conferma: squilla il telefono, si toglie le cuffie (roba rap o simile), risponde, a voce alta…

“ARMANDO? SI’ STO A ARIVA’! TRA ‘MPO’ STO LA’! SI’ STO PE’ ARIVA’ DAI… SE VEDEMO ALLA FERMATA! VIGNA DI VALLE SE’! VABBO’ CIAO!!!”.

Ma ROTFL! :D

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Dal tabaccaio

lunedì, 27 febbraio 2006

Difficilmente sono entrato in tabaccherie i cui commessi/proprietari brillano per simpatia.

A dire il vero, me ne viene in mente soltanto una (ed il proprietario faceva il barista, prima). ;)

In tutte le altre che mi capita di entrare, non per le sigarette, ma per l’acquisto di biglietti, francobolli, caramelle, ricariche telefoniche, ecc. mi trovo di fronte al classico prototipo del tabaccaio.

Non a voler essere razzisti, ma, uomo o donna che sia, il tabaccaio ha qualcuna (o tutte, in tal caso il cocktail è micidiale) delle caratteristiche che ora vado ad elencare. Solitamente è:

  1. taciturno,
  2. scontroso,
  3. maleducato: se possibile non saluta,
  4. spocchioso.

Adesso mi domando se è il caso di sollecitare i sociologi per studi in materia (!) o di istituire una categoria protetta dei tabaccai, per assicurarne il sostegno morale di indubbia opportunità.

Proprio stamattina ho fatto un sorridente ingresso (ormai sono prevenuto :) ) nella peggiore tabaccheria della zona in cui abito; dato che pioveva e ci passavo davanti, ho deciso di correre il rischio.

Lo splendido proprietario (una volta ha fatto anche la pubblicità di un dentifricio, quindi ha ragione a sentirsi importante e tenebrosamente bello) ha mormorato qualcosa al mio saluto -come da abitudine- e faticosamente ha risposto ad una mia domanda (se aveva o no una ricarica per il cellulare). E’ stato uno sforzo insopportabile per lui, aggravato dal fatto che non gli ho comprato nulla perché ciò che mi serviva non era disponibile.

Studi sociologici e categorie protette a parte, in questo caso la misantropia dev’essere genetica…

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