Dichiarazioni (d’amore)

mercoledì, 27 novembre 2013

In amore le dichiarazioni (specie quelle eclatanti) contano fino a un certo punto: riesci a capire se dietro di esse c’e il sentimento oppure no.

Bisogna riuscire a capire cosa c’è dietro le parole: se hai la sensibilità necessaria lo capisci e non ti fai intortare.

Il sentimento non ha bisogno di troppe parole per manifestarsi, né di troppe conferme verbali per mantenersi vivo.

Il sentimento c’è e basta.
Se non c’è, allora basta.

loving winter

Considerazioni su Twitter

sabato, 29 dicembre 2012

Da grande appassionato della rete, di comunicazione e di social media, vorrei dire la mia su Twitter, adesso che ho materiale a sufficienza per farlo, e poiché tempo fa scrissi qui le mie considerazioni sull’altro social network più famoso, Facebook.

Facciamo un brevissimo passo indietro: Twitter all’inizio non mi conquistò (il mio primo account risale al 2008), infatti ad un certo punto mi cancellai. Successivamente, nel 2010, mi sono iscritto di nuovo, per cercare di capirlo meglio, perché si stava diffondendo a macchia d’olio, e per mera curiosità. Solo negli ultimi mesi ho iniziato ad utilizzarlo più assiduamente, perché senza dubbio è una grande fonte di informazioni.

Il primo intento infatti è quello di tenermi informato sui fatti del mondo, dall’attualità alla politica, dall’informatica all’arte, dalla fotografia alla scienza, e così via.

Quindi seguo una serie di fonti che mi danno queste notizie.
Poi c’è una serie di persone con cui ho uno scambio più leggero, si passa da argomenti futili a riflessioni più profonde.

Twitter in fondo assomiglia a una specie di chat, non proprio come IRC dei bei tempi andati, ma simile. La sua forza è la sintesi (ma è anche il suo limite).

Non puoi per ovvi motivi seguire tutto, e non è un luogo dove si può approfondire molto, per il limite imposto dai 140 caratteri. Lo vedo come una sorta di trampolino di lancio, dove gli altri promuovono e fanno conoscere le loro idee e tu le tue.

Ai giorni d’oggi, per chi come me lavora nel mondo dell’informatica ed ha interessi che vi ruotano attorno (fotografia, informazione, lettura, musica, arte) ritengo che sia anacronistico non avere un account Twitter, per tutti gli spunti che ti può dare, e per la sua immediatezza nel trattare argomenti di attualità.

Ne è prova che tanti personaggi ‘famosi’, provenienti dal mondo della politica, dell’economia, della cultura e dello spettacolo si sono iscritti a Twitter, perché ne hanno capito l’importanza.

Molto diverso è Facebook, su cui ho già scritto abbastanza e non mi ripeterò: da lì ho cancellato il mio account circa sei mesi fa e non ne sento assolutamente la mancanza.

Anche Twitter però ha i suoi lati negativi. Ad esempio, il fatto di assomigliare più ad una chat che ad un newsgroup (ve li ricordate?) o ad un forum lo porta ad essere dispersivo. Non sempre leggi cose interessanti, e può diventare una perdita di tempo se non viene usato con accortezza e intelligenza. Personalmente mi sono creato delle liste, suddivise per aree tematiche, che contengono i contatti che preferisco, in modo da poter leggere a colpo d’occhio le ‘notizie’ della giornata e poi passare ad altro se ho da fare.

Vi dico anche, sinceramente, che preferisco ancora, per informarmi in modo più organico, e per intavolare discussioni ad un livello più profondo, i blog ed i feed RSS. Con questi strumenti, se c’è uno scambio attivo e biunivoco con l’autore, il ritorno in termini di comunicazione (e di soddisfazione) è sicuramente maggiore rispetto allo scambio di battutine su Twitter, che, per la natura volatile del suo stesso essere, lasciano il tempo che trovano.

Un collante prezioso

domenica, 9 maggio 2010

Empatia, da Wikipedia (non è la Treccani, ma può bastare):

La parola deriva dal greco “εμπαθεια” (empateia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l’autore-cantore al suo pubblico.

Nell’uso comune, empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali. La qualità della relazione si basa sull’ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell’altro.

Io direi anche: un valore fondamentale nelle relazioni umane di successo…

Silenzi e parole

martedì, 22 dicembre 2009

La seguente massima non l’ho inventata io, ma quanto è vero il detto che recita:

chi non comprende i tuoi silenzi non capirà nemmeno le tue parole.

Il silenzio va ascoltato e non evitato, riempiendolo di parole inutili, quando se ne avverte la necessità. Solo ascoltandolo con attenzione, se tra due persone c’è sufficiente empatia, il suo significato sarà immediatamente comprensibile.

A volte non c’è proprio bisogno di dire nulla.

Sono i fatti che contano

domenica, 20 dicembre 2009

Più delle parole, sono sempre i fatti che contano.

Nei rapporti sociali, nel lavoro, in amicizia, in amore, nella vita in generale. Si possono spendere migliaia di parole per farsi capire o convincere qualcuno di qualcosa, ma se alla fine queste non sono suffragate dai fatti, o anche da piccoli gesti (che sono comunque azioni), diventano totalmente inutili (e fuorvianti). Saper leggere questi dettagli a mio avviso è molto più importante che saper ascoltare.

Le azioni (o le non azioni) sono la reale dimostrazione delle nostre intenzioni e delle nostre emozioni. Mi pareva giusto ricordarlo, e ricordarmelo.

Buon Natale e buone feste a tutti.

Chat vs. E-mail

martedì, 23 gennaio 2007

Oggigiorno tutti -o quasi- sappiamo cos’è una chat. Mentre un tempo si chattava esclusivamente per mezzo del protocollo IRC, in un periodo successivo sono nati numerosi network di instant messaging (messaggeria istantanea).

La comodità delle chat è indubbia, ci permette di comunicare con chiunque in qualsiasi momento, di conversare con più persone contemporaneamente, di scambiare file, ecc. (persino di videochattare, se provvisti di webcam).

Rimanendo sul tema della comunicazione puramente testuale, prima ancora della chat si utilizzava esclusivamente la posta elettronica, che oggi è ancora lo strumento preferito in ambito lavorativo, ma nell’uso privato si è perso un po’ l’utilizzo della cara e vecchia email a favore della comunicazione in diretta.

Fatta questa premessa, vengo al dunque: a volte l’immediatezza messa a disposizione dalla chat non è necessaria, e, se non richiesta, può risultare invasiva, fastidiosa, perché richiede una risposta parimenti immediata.

Comporre un’email è un’azione differente, che richiede un minimo d’impegno, perché ci si deve mettere a scrivere un messaggio che abbia un inizio e una fine, e non a tutti va (per pigrizia).

In molti, soprattutto gli utenti più giovani della Rete, trascurano la possibilità di inviare un’email all’interessato, aspettando piuttosto sia disponibile in chat. Comporre un messaggio di posta è forse una procedura leggermente più formale che dirsi un “ciao, come va?” in tempo reale, ma personalmente reputo che se il contenuto non è banale (può trattarsi ad esempio di una richiesta di informazioni, di un racconto di un viaggio, di un invito a un evento, ecc.). Non si ha bisogno di una risposta o di un commento immediati ed il messaggio è su un livello più ‘alto’, a seconda del contenuto, del destinatario e del rapporto che c’è fra gli interlocutori, rispetto ad una chat.

Per fare un parallelo, l’email è come una lettera cartacea che arriva nella cassetta della posta, mentre la chat è come qualcuno che suona alla nostra porta e, se decidiamo di aprire, iniziamo a parlarci. Quindi la chat, seppur utilizzi la scrittura come medium a livello fisico, assomiglia più alla comunicazione verbale.

Il senso di questo lungo post è che a volte sarebbe preferibile l’uso dell’email al posto della chat, poiché in certi casi, nell’errata convinzione di essere più immediati, si perde paradossalmente più tempo.

La posta elettronica continua ad avere tanti pregi: viene consegnata rapidamente, c’è più sintesi, o, a seconda del contenuto, si ha la possibilità di essere più analitici e completi. Infine l’email prevede una forma di saluto (in apertura, in chiusura o in entrambi i casi) che fa sì che il messaggio sia in qualche modo completo e ‘impacchettato’ per la spedizione: sarà il destinatario ad aprirlo al momento opportuno, a vedere cosa c’è dentro, a riflettere e, se è il caso, a rispondere, con tempi e modalità diversi.


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