Lo studio è ribelle

lunedì, 7 marzo 2016

Ho sfogliato e letto qualche pagina di questo libro, “La passione ribelle” di Paola Mastrocola, trovato per caso, come spesso accade, in libreria. Ne sono stato subito attratto. Parla dello studio e del fatto che oggi esso sia considerato, dalla massa, un’attività desueta. Il termine stesso è evitato dai giornali e dai mass media. Chi studia è visto come uno fuori moda, uno sfigato, uno che si ferma e si appassiona su qualcosa mentre la maggioranza di noi corre dalla mattina alla sera tra mille impegni, molti dei quali anche inutili, ed alla fine della giornata è talmente stanco da non poter leggere neanche qualche riga. Chi studia, invece, è ormai da considerarsi un ribelle, un rivoluzionario.

La domanda provocatoria che fa l’autrice di questo interessantissimo libro è: oggigiorno che necessità c’è di studiare, nell’era del digitale? E’ tutto così facilmente a portata di mano, tra smartphone, PC e tablet. Siamo tutti perennemente connessi, presi da email, Whatsapp, chat, apericene, esteriorità, esibizionismo, quindi perché chiudersi dentro casa a studiare, trascorrendo ore noiose ad ingobbirsi sui libri? Quali vantaggi avremmo dallo studio, andando in controtendenza e privandoci di tutto ciò che è facile e poco impegnativo?

Penso davvero che queste domande dovremmo porcele per riflettere sullo stile di vita che stiamo conducendo e sull’importanza di una crescita personale ed individuale, che spesso passa per i libri, la noia, l’impegno, la fatica, la passione, la pazienza e la costanza.

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Kindle e letture digitali

giovedì, 1 maggio 2014

Solo negli ultimi tempi mi sono avvicinato al mondo degli e-reader, nello specifico ho preso un Amazon Kindle. Come strumento è formidabile: pesa poco, si legge benissimo, può contenere centinaia di libri.

Sono arrivato abbastanza tardi ad utilizzare questa tecnologia, volontariamente, frenato da uno scetticismo iniziale che in parte è stato vinto, ed in parte residua ancora no.

Il problema fondamentale delle letture digitali è che i libri stanno tutti, a loro volta, dentro un unico libro: il Kindle. Non ne senti appieno la sostanza. Per carità, si leggono alla grande, al sole è anche meglio perché le pagine non si girano da sole col vento, il libro non si rovina, non ti cade, non si spiegazzano le pagine (ma se ti cade l’e-reader sono ugualmente danni…), però quando hai finito un romanzo ti poni questa domanda: “dov’è il libro che ho letto?”. Per chi come me è abituato a popolare, arricchendola col passare degli anni, una libreria fatta di testi cartacei, la sensazione è strana. E’ vero che il libro di carta si invecchia, si impolvera, le pagine si ingalliscono, ma ha una sua forma, un suo corpo fisico, un suo fascino. Il libro stesso ha una storia, fatta dell’ingiallirsi delle pagine, di cadute, di viaggi, di riletture, di prestiti, di ritorni a casa e al contempo, se vogliamo azzardare un paragone metafisico, la storia che racchiude al suo interno, quella scritta tra le righe, è la sua anima.

I libri digitali mi sembrano anima senza un corpo, che se li vuoi andare a riprendere in mano, fisicamente, stanno tutti nello stesso posto: il Kindle (o il computer, o il telefono). E’ strano… forse sono io ad essere vecchio, non so, oppure poco adatto a rivoluzionare un modo di leggere che è stato mio fin dall’infanzia, coi fumetti prima, ed i libri poi.

D’altra parte sono un nativo digitale: ho iniziato con i computer ad otto anni, ma anche un nativo analogico. Ho imparato a leggere sulla carta e a scrivere con la penna, passando solo in età adulta alla tastiera. Ho bisogno di un contatto fisico con il romanzo (con un manuale tecnico o un saggio sento meno questa esigenza). Mi ci affeziono. L’e-reader non mi dà questo contatto che cerco. L’odore della carta, diverso per ogni libro, la stampa, la copertina, la scelta dei caratteri tipografici… tutto questo si perde leggendo in digitale.

Sia ben chiaro, ho già letto un romanzo sul Kindle e ne ho iniziato un altro molto lungo: leggere all’aperto al sole, o a letto, è piacevolissimo. Se la storia ti prende vai avanti e per quanto mi riguarda leggo anche più velocemente. Ma il feeling è diverso.

Non so dove mi porterà questa esperienza, ma sono quasi sicuro che non potrò mai rinunciare alla mia libreria cartacea. In qualche modo proverò ad utilizzare entrambi i media, magari il Kindle per pubblicazioni tecniche o saggi, e gli ‘obsoleti’ libri cartacei per i romanzi, con una preferenza per questi ultimi.

Del resto romanzo e romanticismo hanno una radice in comune. Non è un caso se una storia che viaggia sui bit risulta meno romantica, per le emozioni che riesce a trasmettere nel complesso, meno vicina al lettore di una storia che si racconta sulle pagine stampate, odorose di inchiostro e cellulosa, che invecchia con lui e muta nel tempo, come lui.

Buone letture a tutti.

Kindle

La Leggenda del Vento

domenica, 3 febbraio 2013

Ieri sera ho finito l’ultimo romanzo di Stephen King, un ottavo episodio che integra, a posteriori, gli altri sette de la Torre Nera, e si colloca indicativamente tra il 4° ed il 5° volume.

Queste righe sono principalmente dedicate a chi ha letto la famosa saga… ma non solo.

Intanto posso dirvi che King è un vero maestro nel riportare il lettore dentro l’atmosfera della Torre Nera a distanza di ben nove anni dall’uscita dell’episodio conclusivo della serie. In un attimo ricordi tutto, la storia, i personaggi, le ambientazioni fantasy-western, i dettagli.

Il romanzo è veramente bello, mi è piaciuto un sacco. Tramite un flashback narrativo, che ci riporta appunto alla fine del quarto volume, si entra presto in un altro flashback, il racconto di Roland. All’interno di quest’ultimo prende vita un’altra digressione ancora, una storia nella storia nella storia: la Leggenda del Vento, appunto. Le due storie raccontate da Roland sono veramente avvincenti. Le ambientazioni, davvero magiche.

In tutto sono circa 400 pagine che si ‘macinano’ in scioltezza, con gusto. Per me è stato bellissimo passare di nuovo del tempo con Roland, Eddie, Jack, Susannah e Oy. Inoltre ieri sera tirava davvero un vento forte, fuori casa, e questo ha contribuito a dare ulteriore suggestione alla storia che stavo leggendo: una concomitanza meteorologica tra il mondo fantastico e quello reale.

Senza dubbio la Torre Nera è la migliore opera di Stephen King (per me, che ho letto quasi tutti i suoi libri). Se avete letto già qualcosa di questo scrittore, ed il suo stile vi piace, ve ne consiglio vivamente la lettura. Sono quei romanzi (otto, in tutto) che ti rimangono dentro per tutta la vita.

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La caduta dei giganti

domenica, 15 luglio 2012

L’estate di solito è una bella stagione per leggere, e l’attuale non fa eccezione…

Ultimamente ho un po’ più di tempo libero, dovuto a motivi non sempre piacevoli, quindi ho ripreso la lettura de “La caduta dei giganti” di Ken Follet, librone che avevo lasciato sul comodino dopo aver letto un centinaio di pagine, e che ho intervallato alla lettura di Philip K. Dick, scrittore di fantascienza (tutt’altro genere).

Mi affascina l’idea di leggere una saga lunga e con tanti personaggi (questo primo volume della trilogia conta circa mille pagine!), ed al momento sono arrivato a circa un terzo del libro.

Il romanzo è ambientato agli inizi del Novecento, tra Inghilterra, Russia, Stati Uniti e gli altri paesi europei coinvolti nella Prima Guerra Mondiale. Infatti le storie personali dei protagonisti fanno solo da sfondo ad un racconto che è prevalentemente la ricostruzione storica dei fatti che hanno portato alla guerra.

Lo trovo anche un ripasso utile, perché mi ero proprio dimenticato la storia di questo periodo, avendola studiata a scuola tanti anni fa…

Devo dire che rispetto agli altri Follet che ho letto, anche quelli lunghi (ad esempio “I Pilastri della Terra” ed il suo seguito “Mondo senza Fine”, entrambi bellissimi) questo è un po’ più lento, forse proprio per il fatto che la narrazione degli eventi storici ha un peso importante rispetto alle vicende personali, di fantasia. Il romanzo potrebbe risultare un po’ noioso in certi punti, perché deve creare le premesse e ricostruire fatti, ambienti, personaggi realmente esistiti e che hanno deciso le sorti delle nazioni coinvolte nella guerra all’inizio del secolo scorso.

Trovo comunque che sia molto utile ed istruttivo, anche se parliamo di un romanzo, che comunque ricostruisce i fatti con dovizia di particolari (Ken Follet è uno scrittore che si documenta molto), ricordare come i rapporti fra gli stati possano deteriorarsi a tal punto da scatenare una guerra. Questo è un pericolo che dobbiamo tenere sempre presente… anche in quest’epoca in cui la ‘guerra’ si combatte ogni giorno nel mondo dell’economia e della finanza. Le tensioni sociali che ormai si sono scatenate nei paesi dell’Europra che più soffrono la crisi attuale non vanno assolutamente sottovalutate.

La storia passata è memoria, non dimentichiamoci i suoi insegnamenti, per non ripetere gli stessi errori…

Wired di Maggio

venerdì, 7 maggio 2010

Mi sono abbonato a Wired, circa 3 mesi fa… bella rivista, interessante, innovativa, gradevole dal punto di vista grafico… ma… non è che il numero di Maggio se lo sta leggendo il postino, o qualcun’altro?

Non mi è ancora arrivato… 😐

Spring time

sabato, 27 marzo 2010

Spring time

Letture primaverili

Sei dentro in tre righe

lunedì, 5 ottobre 2009

Ci sono delle storie che ti catturano subito, ed il merito di questo coinvolgimento immediato è spesso attribuibile al loro incipit. Stephen King ad esempio è un vero maestro ad iniziare: ho letto la sua ultima raccolta di racconti, Al Crepuscolo, che è davvero di alto livello per il suo genere.

E’ incredibile come in tre righe ti ha già catturato, devi andare avanti nella lettura. Spesso il tenore del racconto non cala per nulla rispetto alle prime righe, quindi ti trovi a dover proseguire ‘per forza’, come trascinato. 😉

I migliori racconti di questa raccolta, che consiglio vivamente ai fan del ‘Re’, sono: Torno a prenderti, Cyclette, Le cose che hanno lasciato indietro, N. e Muto.

Riviste

sabato, 21 febbraio 2009

Sto notando come negli ultimi anni abbia smesso totalmente di comprare riviste in edicola. Il motivo è principalmente mancanza di tempo per leggerle; quello disponibile lo dedico tutto alla lettura di libri (romanzi o saggi). Ma c’è di più: da quando Internet è diventata così capillare, le informazioni disponibili online sono talmente aggiornate da rendere inutile (per me) l’acquisto di una rivista cartacea (tra l’altro a volte piuttosto costosa).

E dire che per anni ho comprato Applicando (un periodico mensile dedicato al mondo della Mela), una cinquantina di numeri ormai nelle mani di qualcun’altro, o, per citarne altre due, Quark, rivista scientifica di indubbio interesse e Motociclismo.

Non sento la mancanza delle riviste (altrimenti avrei continuato a leggerle), continuo a preferire i libri. Però oggi, passando davanti all’edicola, mi sono ricordato di questo rituale atavico (che risale ai tempi dell’infanzia, in edicola ci andavo da solo già a 8-9 anni), che mi spingeva a controllare se era uscito il nuovo numero tanto atteso.

Potrei fare lo stesso discorso per i fumetti, ma con quelli ho smesso da ancora più tempo. Eppure, sfogliando ad esempio un Topolino nuovo di zecca, con storie inedite disegnate da nuovi o vecchi artisti, la lettura è ancora immensamente piacevole: mi sembra di aprire una porta temporale su tanti ricordi ed emozioni piacevoli, un mondo che da allora, tramite la carta stampata ed i colori, si perpetua a tutt’oggi.


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