Un collante prezioso

domenica, 9 maggio 2010

Empatia, da Wikipedia (non è la Treccani, ma può bastare):

La parola deriva dal greco “εμπαθεια” (empateia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l’autore-cantore al suo pubblico.

Nell’uso comune, empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali. La qualità della relazione si basa sull’ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell’altro.

Io direi anche: un valore fondamentale nelle relazioni umane di successo…

Pensieri da incorniciare: Joi Ito

mercoledì, 28 aprile 2010

Riporto l’articolo che chiude il numero di Aprile di WIRED.
Mi ha colpito per il suo contenuto profondo, che condivido integralmente.

 

Con neotenia si intende
la permanenza di attributi infantili nell’età adulta.

Noi esseri umani abbiamo una giovinezza che dura più a lungo di
quella di qualsiasi altra creatura sulla faccia della terra,
visto che ci occorrono almeno vent’anni per diventare adulti.
Anche se da adulti conserviamo molte delle nostre
caratteristiche infantili, la maggior parte di noi smette di giocare
e si concentra sul lavoro
Quando siamo giovani
impariamo, socializziamo,
giochiamo, sperimentiamo,
siamo curiosi,
capaci di stupirci
e di provare gioia.
E cambiamo, cresciamo,
immaginiamo,
speriamo.

Una volta adulti diventiamo persone serie,
produciamo, ci concentriamo su un obiettivo,
combattiamo, ci mostriamo protettivi e crediamo fortemente nelle cose.

Il futuro del pianeta via via avrà sempre meno a che fare con l’efficienza,
con il produrre più cose e con la protezione del nostro orticello,
e dipenderà sempre più dal fatto di lavorare insieme,
dalla capacità di accogliere i cambiamenti ed essere creativi.

Viviamo in un epoca nella quale la gente muore di fame
in mezzo all’abbondanza e in cui il peggior nemico
è il nostro stesso impulso testosteronico a controllare
il territorio e l’ambiente.

E’ ora di dare ascolto ai bambini
e di permettere alla neotenia di guidarci
al di là degli schemi rigidi
e dei dogmi creati dagli adulti.

 

Testo di Joichi Ito, pubblicato su WIRED con licenza Creative Commons.

Generazione recessione

mercoledì, 27 gennaio 2010

Riporto integralmente questo articolo tratto dal sito Sbilanciamoci.info, mi sembrano riflessioni molto interessanti ed attuali.

Studi e interpretazioni sugli effetti della crisi economica (anche detti “ricette”) si stanno moltiplicando. Ovviamente, al centro dell’attenzione sono i discorsi – soprattutto “autorevoli” – degli economisti. Ma succede anche ad alcuni di loro di incrociare dati e riflessioni con i problemi del sociale e del vivere quotidiano della gente. In questa prospettiva, riprendo alcuni spunti da diverse voci che fanno il punto sulla situazione negli Stati Uniti.

Ho trovato l’espressione Generation Depression: ci si chiede, cioè, se stia crescendo una generazione di giovani i cui comportamenti saranno segnati, per tutta la loro vita, dalle esperienze attuali. Naturalmente si sottolinea il salto relativo alle generazioni precedenti (gli esempi si riferiscono sia agli anziani che, giovani durante la “grande depressione”, hanno poi avuto negli anni successivi una vita sempre più positiva, sia ai baby boomers vissuti, appunto nella giovinezza, in una prospettiva sociale di forte mobilità e di crescenti opportunità). Quanto all’attuale generazione di adulti, si argomenta – tenendo sullo sfondo il fatto che gli Stati Uniti e molta parte del mondo occidentale sono tecnicamente usciti dalla crisi – che, come ci si sta avviando verso cambiamenti radicali nel funzionamento del sistema complessivo, lo stesso varrà anche per i comportamenti individuali.

A tal proposito, interessa uno studio del National Bureau of Economic Research (pubblicato nel settembre scorso con dati relativi al periodo dal 1972 al 2006) in cui si dice che anche soltanto un anno di particolare difficoltà vissuto nell’adolescenza o nei primi anni adulti può incidere pesantemente sulla formazione di una persona e sui suoi comportamenti e vicende degli anni successivi. Si segnala la possibilità, con riferimento alla sfera pubblica e alla politica, di una crescente disaffezione e perdita di fiducia. Lo studio presenta analisi e dati relativi a fasi del passato segnate – per le generazioni dei giovani adulti che hanno vissuto questo passato – non soltanto da difficoltà nella sfera economica e lavorativa, ma anche psicologiche e nei rapporti sociali.Ancora, guardando ai prossimi anni, non si considerano solo gli effetti delle trasformazioni e difficoltà che l’economia degli Stati Uniti sta attraversando. Si tiene anche conto del nuovo panorama globale in cui l’America va collocata ed è sempre più chiaro che, in tutto l’arco di tempo dalla fine della seconda guerra mondiale al presente, non si erano avuti cambiamenti di questa portata non solo nel funzionamento del sistema economico, ma nel sistema nel suo complesso.

(continua…)