Lo studio è ribelle

lunedì, 7 marzo 2016

Ho sfogliato e letto qualche pagina di questo libro, “La passione ribelle” di Paola Mastrocola, trovato per caso, come spesso accade, in libreria. Ne sono stato subito attratto. Parla dello studio e del fatto che oggi esso sia considerato, dalla massa, un’attività desueta. Il termine stesso è evitato dai giornali e dai mass media. Chi studia è visto come uno fuori moda, uno sfigato, uno che si ferma e si appassiona su qualcosa mentre la maggioranza di noi corre dalla mattina alla sera tra mille impegni, molti dei quali anche inutili, ed alla fine della giornata è talmente stanco da non poter leggere neanche qualche riga. Chi studia, invece, è ormai da considerarsi un ribelle, un rivoluzionario.

La domanda provocatoria che fa l’autrice di questo interessantissimo libro è: oggigiorno che necessità c’è di studiare, nell’era del digitale? E’ tutto così facilmente a portata di mano, tra smartphone, PC e tablet. Siamo tutti perennemente connessi, presi da email, Whatsapp, chat, apericene, esteriorità, esibizionismo, quindi perché chiudersi dentro casa a studiare, trascorrendo ore noiose ad ingobbirsi sui libri? Quali vantaggi avremmo dallo studio, andando in controtendenza e privandoci di tutto ciò che è facile e poco impegnativo?

Penso davvero che queste domande dovremmo porcele per riflettere sullo stile di vita che stiamo conducendo e sull’importanza di una crescita personale ed individuale, che spesso passa per i libri, la noia, l’impegno, la fatica, la passione, la pazienza e la costanza.

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Senza paracadute

lunedì, 15 ottobre 2012

La notte porta consiglio, ogni tanto è vero. A me ha portato alcune riflessioni, che sicuramente non sono delle novità per quanto mi riguarda, ma ogni tanto riaffiorano a livello cosciente perché, osservando il mondo che mi circonda, noto delle differenze con gli altri, come è naturale che sia.

In particolare mi riferisco alle differenze di base tra me e chi, fin da giovanissimo, è stato abituato, dalla famiglia e dalla vita, a dare per scontate molte cose.

Riflettevo sul fatto che riesco a godere delle piccole cose, come delle grandi, proprio perché le ‘grandi’ me le sono conquistate duramente, sia nel lavoro, nello studio, che nella vita privata. Non ho mai avuto la vacanza assicurata, lo studio assicurato (tant’è che a un certo punto della mia vita me lo sono dovuto pagare da solo), quelle sicurezze economiche che in qualche modo ti danno un percorso già a grandi linee delineato. Non ce l’ho avuto: me lo sono disegnato da solo. Con ciò non voglio assolutamente dire che sono stato povero o paragonarmi a chi la povertà la vive davvero, ed ha problemi ad arrivare a fine giornata (piuttosto che a fine mese); perciò non fraintendetemi.

C’è una differenza di fondo, credo incolmabile, tra chi è stato sempre relativamente tranquillo nella vita, avendo un ‘paracadute’ per molte situazioni e me, che spesso ho dovuto fare i conti con alcune incertezze profonde.

Il lato buono della medaglia è che quello che altri danno per scontato, per me ha tutt’altro sapore, il gusto della conquista.

Questa forma mentis si riflette anche nella mia vita privata: sono abituato a fare delle scelte su chi frequentare e chi no, e allo stesso modo mi trovo bene con chi fa altrettanto. Prendere delle decisioni, fare delle scelte attive (ogni tanto!) comporta dei rischi, che vale la pena di correre. Eppure c’è chi vive la vita così passivamente da risultare… noioso.

Buon proseguimento di giornata a tutti. 😉


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