Silenzi e parole

martedì, 22 dicembre 2009

La seguente massima non l’ho inventata io, ma quanto è vero il detto che recita:

chi non comprende i tuoi silenzi non capirà nemmeno le tue parole.

Il silenzio va ascoltato e non evitato, riempiendolo di parole inutili, quando se ne avverte la necessità. Solo ascoltandolo con attenzione, se tra due persone c’è sufficiente empatia, il suo significato sarà immediatamente comprensibile.

A volte non c’è proprio bisogno di dire nulla.

Sono i fatti che contano

domenica, 20 dicembre 2009

Più delle parole, sono sempre i fatti che contano.

Nei rapporti sociali, nel lavoro, in amicizia, in amore, nella vita in generale. Si possono spendere migliaia di parole per farsi capire o convincere qualcuno di qualcosa, ma se alla fine queste non sono suffragate dai fatti, o anche da piccoli gesti (che sono comunque azioni), diventano totalmente inutili (e fuorvianti). Saper leggere questi dettagli a mio avviso è molto più importante che saper ascoltare.

Le azioni (o le non azioni) sono la reale dimostrazione delle nostre intenzioni e delle nostre emozioni. Mi pareva giusto ricordarlo, e ricordarmelo.

Buon Natale e buone feste a tutti.

Riviste

sabato, 21 febbraio 2009

Sto notando come negli ultimi anni abbia smesso totalmente di comprare riviste in edicola. Il motivo è principalmente mancanza di tempo per leggerle; quello disponibile lo dedico tutto alla lettura di libri (romanzi o saggi). Ma c’è di più: da quando Internet è diventata così capillare, le informazioni disponibili online sono talmente aggiornate da rendere inutile (per me) l’acquisto di una rivista cartacea (tra l’altro a volte piuttosto costosa).

E dire che per anni ho comprato Applicando (un periodico mensile dedicato al mondo della Mela), una cinquantina di numeri ormai nelle mani di qualcun’altro, o, per citarne altre due, Quark, rivista scientifica di indubbio interesse e Motociclismo.

Non sento la mancanza delle riviste (altrimenti avrei continuato a leggerle), continuo a preferire i libri. Però oggi, passando davanti all’edicola, mi sono ricordato di questo rituale atavico (che risale ai tempi dell’infanzia, in edicola ci andavo da solo già a 8-9 anni), che mi spingeva a controllare se era uscito il nuovo numero tanto atteso.

Potrei fare lo stesso discorso per i fumetti, ma con quelli ho smesso da ancora più tempo. Eppure, sfogliando ad esempio un Topolino nuovo di zecca, con storie inedite disegnate da nuovi o vecchi artisti, la lettura è ancora immensamente piacevole: mi sembra di aprire una porta temporale su tanti ricordi ed emozioni piacevoli, un mondo che da allora, tramite la carta stampata ed i colori, si perpetua a tutt’oggi.


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