Città virtuali

Nell’era della comunicazione istantanea e globale abbiamo a disposizione dei mezzi fantastici: telefoni cellulari, internet, SMS, email. Strumenti alla portata di pochi fino a una decina d’anni fa, oggigiorno sono parte integrante della nostra vita di relazione.

Complici mode e dipendenze, a volte capita però di confondere il fine con il mezzo: si insiste nel mantenere dei contatti, per lo più virtuali, legami poco profondi e magari anche futili, tanto per giustificare l’utilizzo -quasi socialmente imposto- di tali mezzi.

Da un punto di vista più generale, quando nella società incomincia a prevalere una comunicazione non verbale, ma virtuale, il sentirsi solo tramite telefono, SMS o MSN piuttosto che vedersi di persona, a mio avviso non è un bel traguardo (oltre ad essere una perdita di tempo). Quasi mai si parla con la gente per strada, ognuno vincolato in esclusiva alla rubrica di contatti sul proprio telefonino; figuriamoci se c’è la curiosità di conoscere un ‘estraneo’ di passaggio.

Nella mia caotica e indaffaratissima città spesso ho questa impressione. Individualismo e tanta superficialità. Rare le occasioni di fare conoscenze interessanti. Apparenza e immagine. Dal punto di vista sociale c’è una pigrizia (o una diffidenza) ad aprirsi verso il prossimo che contrasta il continuo movimento di tutti i giorni.

Quanto descritto è una prerogativa delle grandi metropoli. Nei piccoli centri e nella provincia, dove in genere è più facile fare amicizia e uscire in gruppo, ambienti ed abitudini sono ancora (per fortuna) a misura d’uomo.


Un Commento a “Città virtuali”

  1. tiziana ha detto:

    mah non è vero che nei paesi di provincia si parla ancora con il ‘compaesano’,neanche in quelli piccoli piccoli sul cocuzzolo della montagna…la favola è finita pure lì.io non abito in una metropoli,abito a caserta e non ho mai scambiato nemmeno un saluto con il mio vicino che magari lo incontro nell’androne del palazzo.purtroppo i rapporti umani sono molto labili,nemmeno quando entri in un negozio salutano(esperienza dovuta a qualke mese di lavoro).ma nemmeno quando segui un corso all’università…se inizio a parlare con qualcuno che non conosco,anzi i miei amici pensano che lo faccio solo per flirtare,ed ho paura che l’altro mip renda per pazza.cara vecchia società genuina del dopoguerra…quella dell’onorevole peppone e di don camillo!


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