Cartolina d’agosto

lunedì, 15 agosto 2016

Che bella Roma semi-deserta. Roma senza i romani, o con molti meno romani. La condizione giusta perché sia vivibile. Poi non fa neanche tanto caldo… Un cielo azzurro e un sole che la rendono quasi scintillante.

Unici nei: gente in macchina che fa inversione a U nei posti più improbabili, tanto non c’è nessuno (qualcuno c’è, guardate bene). Poi i Rom col carrelletto raccogli-monnezza, sempre così occupati nel loro ‘lavoro’. Ci stanno sempre. Pure a Ferragosto con quattro cristi in croce, o a Capodanno mentre tutti dormono, vedrai sempre un omino che si aggira per il tuo quartiere e infila la testa dentro i cassonetti per fare un particolare tipo di raccolta differenziata. Tutta roba usata che ti ritroverai sulle bancarelle a Portaportese. Oggi ne ho beccato uno appena uscito di casa, col suo fido carrellino. Ieri, andando a buttare la spazzatura, me ne trovo un’altro a frugare dentro il cassonetto, e allora gli faccio, ironicamente: “posso?”.

Autoironia

domenica, 12 giugno 2016

Chi non sa ridere di sé stesso vive in un mondo molto piccolo.

a true, happy smile

Gli adulti del domani

domenica, 29 maggio 2016

Ho ascoltato una notizia alla radio che mi ha lasciato di stucco. Tra i tanti primati negativi dell’Italia, c’è quello dei giovanissimi: non ricordo quale percentuale (meglio così, perché è alta) dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni non ha mai letto un libro al di fuori di quelli scolastici, non ha mai fatto attività sportiva, non sa fare di conto a parte semplici addizioni e sottrazioni e non ha mai visitato un sito archeologico. Questi sono gli adulti del domani?

Mi ritengo fortunato di appartenere ad un’altra generazione, e mi rendo anche conto che la responsabilità di tutto questo è anche dei genitori. La società non è un’entità astratta, siamo tutti noi che la costituiamo e la creiamo. E’ vero che lo studio comporta fatica ed impegno, che il sapere a volte ci spaventa e addentrarsi in territori nuovi può essere difficile all’inizio, ma credo anche che debba essere un’inclinazione naturale dell’essere umano quella di evolversi, di migliorare le proprie condizioni e quelle della società in cui vive, rispetto a quelle dei nostri padri.

Invece noto una brusca involuzione intellettuale, e di questo non posso far altro che prenderne atto e crucciarmi. Ma anche di continuare, con tutte le difficoltà che ci sono a rapportarsi con una società che tende culturalmente verso il basso, ad invertire la tendenza, nel mio piccolo ed insignificante ambito personale.

Lo studio è ribelle

lunedì, 7 marzo 2016

Ho sfogliato e letto qualche pagina di questo libro, “La passione ribelle” di Paola Mastrocola, trovato per caso, come spesso accade, in libreria. Ne sono stato subito attratto. Parla dello studio e del fatto che oggi esso sia considerato, dalla massa, un’attività desueta. Il termine stesso è evitato dai giornali e dai mass media. Chi studia è visto come uno fuori moda, uno sfigato, uno che si ferma e si appassiona su qualcosa mentre la maggioranza di noi corre dalla mattina alla sera tra mille impegni, molti dei quali anche inutili, ed alla fine della giornata è talmente stanco da non poter leggere neanche qualche riga. Chi studia, invece, è ormai da considerarsi un ribelle, un rivoluzionario.

La domanda provocatoria che fa l’autrice di questo interessantissimo libro è: oggigiorno che necessità c’è di studiare, nell’era del digitale? E’ tutto così facilmente a portata di mano, tra smartphone, PC e tablet. Siamo tutti perennemente connessi, presi da email, Whatsapp, chat, apericene, esteriorità, esibizionismo, quindi perché chiudersi dentro casa a studiare, trascorrendo ore noiose ad ingobbirsi sui libri? Quali vantaggi avremmo dallo studio, andando in controtendenza e privandoci di tutto ciò che è facile e poco impegnativo?

Penso davvero che queste domande dovremmo porcele per riflettere sullo stile di vita che stiamo conducendo e sull’importanza di una crescita personale ed individuale, che spesso passa per i libri, la noia, l’impegno, la fatica, la passione, la pazienza e la costanza.

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La primavera è alle porte

lunedì, 29 febbraio 2016

Ci regala le prime fioriture.

blossom in gold

La classe itinerante

domenica, 31 gennaio 2016

La 2ª C era una classe itinerante. A causa del sovrannumero di iscritti al liceo, circostanza che ai tempi odierni sarebbe piuttosto inusuale, le aule si utilizzavano a rotazione: ogni giorno ne avevamo una differente.

Un lunedì al primo padiglione (il primo costruito del Pasteur), un martedì al terzo (poi demolito), con aule fatiscenti, pioggia dal tetto e pavimenti di linoleum, un mercoledì in un’auletta minimalista in cui stavamo tutti abbastanza stretti (e in cui era ancora più difficile copiare ai compiti in classe), un giovedì in un’aula normale del secondo padiglione, il nostro vero padiglione d’appartenenza (dove siamo stati in tutti gli altri anni), un venerdì in un’auletta ancora più stretta di quella del mercoledì in cui era quasi surreale star tutti in fila sui banchi ad ascoltare le lezioni di inglese (e lanciavamo aeroplanini di carta per scaricare lo stress), il sabato di nuovo al terzo padiglione diroccato, ma in un’altra aula.

Non so se ho elencato bene posti e giorni, ma una cosa la ricordo sicuramente: la prima domanda che ti facevi la mattina quando arrivavi a scuola, ancora insonnolito, era: “ed oggi in quale aula siamo?”. 😉

secondo liceo

Colloqui di lavoro

venerdì, 22 gennaio 2016

a working day

Certi colloqui di lavoro sono imbarazzanti. Dipende, ancora una volta, dalle persone. Selezionatori poco preparati, empatici, gentili, insomma… Ce n’è per tutti i gusti. Non una presentazione dell’azienda, non cercano di coinvolgerti ma ti fanno domande con stile interrogatorio del Terzo Reich, senza dir nulla di sé, cosa ti offrono, di cosa si occupa la loro azienda.

E poi ci sono i cacciatori di teste. Quelli ve li raccomando. Sono i peggiori (esistono anche all’estero). Ti telefonano agli orari più improbabili, ti martellano se non rispondi e quando ci parli ti ritrovi il solito stile inquisitorio e aggressivo, per sapere se sei ‘adatto’ a loro e alla loro mentalità, se ti possono usare. Per i cacciatori di teste sei solo qualcuno da rivendere al cliente, ti offrono il solito lavoro da schiavo e la loro società guadagna sul tuo lavoro senza far nulla.

Odio questo sistema fatto di subappalti, di sfruttamento, di arroganza e di poca educazione. E’ difficile purtroppo trovare persone serie, preparate e gentili quando ti interfacci col mondo del lavoro italiano. Un’arma l’abbiamo però: selezionare anche noi. Capire chi abbiamo di fronte e cosa ha da offrirci. Perché anche il lavoratore ha (molto) da offrire. Io dico sì al lavoro e no alla schiavitù.

Una tiepida giornata invernale

lunedì, 28 dicembre 2015

a warm winter day

Ricordi nella spazzatura

venerdì, 20 novembre 2015

ricordi nella spazzatura

I ricordi a volte coinvolgono le fotografie stesse. Capita spesso che mi torni alla memoria una foto scattata magari anni prima (quella che presento risale al 2011) e da questo impulso nasce la voglia di andare a cercarla, guardarla di nuovo e capire cosa mi aveva spinto a fermare quel momento la prima volta, qual era stato l’interesse iniziale per il soggetto.

Di questa scena mi aveva colpito il ricordo abbandonato, il cui simbolo sono le fotografie rifiutate, l’album lasciato aperto, quegli oggetti indesiderati e gettati in modo, se vogliamo, un po’ barbaro nella spazzatura; anzi, per essere più precisi, ai piedi di un cassonetto dell’immondizia, con incuria, inciviltà e disprezzo. Come a volersene liberare per sempre e rendere questa decisione definitiva di dominio pubblico. L’ho trovata un’immagine forte: ha catturato immediatamente la mia attenzione.

Un altro aspetto dei “ricordi nella spazzatura” è che attraverso le fotografie altrui si raccontano vite che non potremo mai comprendere fino in fondo. Cosa significavano quei momenti per il fotografo? Cosa lo ha spinto ad immortalarli prima e poi, successivamente, a liberarsene?

La fotografia è un viaggio nel tempo continuo, un costante rimando tra osservatore ed osservato: uno specchio che riflette sia la propria vita, sia, a tratti, quelle altrui.

Estremismi religiosi e terrorismo

giovedì, 19 novembre 2015

Non dovremmo considerare gli estremismi religiosi come un qualcosa al di fuori della nostra società, perché è proprio al suo interno che sono nati. L’adorazione sfrenata del dio Denaro, il capitalismo, che ben sta dimostrando i suoi limiti ed è arrivato alla frutta, la cecità dei nostri popoli ed il bisogno, specie ad alti livelli, di avere sempre di più a scapito delle minoranze sta producendo questi risultati. Solo accettando questa sconfitta e capendo di cosa stiamo parlando, e che questi terroristi non vengono dalla Luna ma sono una precisa conseguenza delle politiche economiche e sociali degli ultimi decenni che potremmo forse ritrovare il bandolo della matassa.

C’è una profonda crisi di valori e bisogna ritrovarli, prima di imbracciare i fucili e gridare “al nemico”. Altrimenti siamo esattamente come loro.


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