Dado imita Jovanotti
sabato, 6 febbraio 2010Un Dado magnifico, ho riso fino alle lacrime! Vivamente consigliato. ![]()
Notate Jovanotti che ride a denti stretti… se conoscete i suoi testi avrete una ragione in più per vedere questo pezzo.
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Un Dado magnifico, ho riso fino alle lacrime! Vivamente consigliato. ![]()
Notate Jovanotti che ride a denti stretti… se conoscete i suoi testi avrete una ragione in più per vedere questo pezzo.
Riporto integralmente questo articolo tratto dal sito Sbilanciamoci.info, mi sembrano riflessioni molto interessanti ed attuali.
Studi e interpretazioni sugli effetti della crisi economica (anche detti “ricette”) si stanno moltiplicando. Ovviamente, al centro dell’attenzione sono i discorsi – soprattutto “autorevoli” – degli economisti. Ma succede anche ad alcuni di loro di incrociare dati e riflessioni con i problemi del sociale e del vivere quotidiano della gente. In questa prospettiva, riprendo alcuni spunti da diverse voci che fanno il punto sulla situazione negli Stati Uniti.
Ho trovato l’espressione Generation Depression: ci si chiede, cioè, se stia crescendo una generazione di giovani i cui comportamenti saranno segnati, per tutta la loro vita, dalle esperienze attuali. Naturalmente si sottolinea il salto relativo alle generazioni precedenti (gli esempi si riferiscono sia agli anziani che, giovani durante la “grande depressione”, hanno poi avuto negli anni successivi una vita sempre più positiva, sia ai baby boomers vissuti, appunto nella giovinezza, in una prospettiva sociale di forte mobilità e di crescenti opportunità). Quanto all’attuale generazione di adulti, si argomenta – tenendo sullo sfondo il fatto che gli Stati Uniti e molta parte del mondo occidentale sono tecnicamente usciti dalla crisi – che, come ci si sta avviando verso cambiamenti radicali nel funzionamento del sistema complessivo, lo stesso varrà anche per i comportamenti individuali.
A tal proposito, interessa uno studio del National Bureau of Economic Research (pubblicato nel settembre scorso con dati relativi al periodo dal 1972 al 2006) in cui si dice che anche soltanto un anno di particolare difficoltà vissuto nell’adolescenza o nei primi anni adulti può incidere pesantemente sulla formazione di una persona e sui suoi comportamenti e vicende degli anni successivi. Si segnala la possibilità, con riferimento alla sfera pubblica e alla politica, di una crescente disaffezione e perdita di fiducia. Lo studio presenta analisi e dati relativi a fasi del passato segnate – per le generazioni dei giovani adulti che hanno vissuto questo passato – non soltanto da difficoltà nella sfera economica e lavorativa, ma anche psicologiche e nei rapporti sociali.Ancora, guardando ai prossimi anni, non si considerano solo gli effetti delle trasformazioni e difficoltà che l’economia degli Stati Uniti sta attraversando. Si tiene anche conto del nuovo panorama globale in cui l’America va collocata ed è sempre più chiaro che, in tutto l’arco di tempo dalla fine della seconda guerra mondiale al presente, non si erano avuti cambiamenti di questa portata non solo nel funzionamento del sistema economico, ma nel sistema nel suo complesso.
La seguente massima non l’ho inventata io, ma quanto è vero il detto che recita:
chi non comprende i tuoi silenzi non capirà nemmeno le tue parole.
Il silenzio va ascoltato e non evitato, riempiendolo di parole inutili, quando se ne avverte la necessità. Solo ascoltandolo con attenzione, se tra due persone c’è sufficiente empatia, il suo significato sarà immediatamente comprensibile.
A volte non c’è proprio bisogno di dire nulla.
Più delle parole, sono sempre i fatti che contano.
Nei rapporti sociali, nel lavoro, in amicizia, in amore, nella vita in generale. Si possono spendere migliaia di parole per farsi capire o convincere qualcuno di qualcosa, ma se alla fine queste non sono suffragate dai fatti, o anche da piccoli gesti (che sono comunque azioni), diventano totalmente inutili (e fuorvianti). Saper leggere questi dettagli a mio avviso è molto più importante che saper ascoltare.
Le azioni (o le non azioni) sono la reale dimostrazione delle nostre intenzioni e delle nostre emozioni. Mi pareva giusto ricordarlo, e ricordarmelo.
Buon Natale e buone feste a tutti.
Manca meno di un mese all’evento ed è già scattata la corsa al Natale consumistico. Non ce la posso fare…
E la nevrosi da telefonino è più diffusa che mai: gente che parla sui marciapiedi, persone isolate dal mondo esterno, e gente che parla tanto in auto, quindi quando attraversi la strada devi star attento a non farti investire. Mah. Com’è cambiata (in peggio) questa città in vent’anni… non era una Roma così nevrotica, frenetica e dispersiva… Pollice verso il basso.