Nell’era della mercificazione gratuita della propria immagine, la vera rivoluzione è opporsi a questo stato di cose e mettere in pratica il contrario. Recuperare i propri spazi senza sentire il bisogno di esibirli in ogni istante ed occasione diventa una svolta originale, anticonformista e rispettosa verso quell’immagine di noi stessi che probabilmente non ha la necessità impellente di essere esibita, pubblicata, proclamata e sponsorizzata per sentirsi viva.
Fin dai tempi della scuola elementare, o addirittura all’asilo, c’era in classe quel bambino particolarmente spocchioso che si credeva migliore degli altri, probabilmente perché in famiglia lo avevano educato così.
Mentre prima dell’avvento dei social la spocchia di queste persone, ormai adulte, aveva risonanza solo all’interno di un circolo ristretto, come il bar, la palestra, la scuola, o l’oratorio, adesso con Facebook, Twitter, Instagram e quant’altro, c’è la possibilità di dare parola proprio a tutti.
Umberto Eco disapproverebbe, lo so. Io invece sono per la democrazia e penso sia giusto dare diritto di parola anche a chi si crede superiore agli altri in virtù di discutibili meriti (a volte l’unico è essere bravi a raccattare “like”).
Penso che questo gran chiasso prodotto dai vari “tronisti” del web sia tollerabile (a mali estremi c’è il pulsante “non seguire più”) perché confido nell’esistenza di una minoranza di persone che ha la capacità di saper vedere oltre l’immagine costruita ad arte su un social, ed utilizza questi mezzi per comunicare realmente: idee, emozioni, fotografie, storie, racconti, poesie, notizie… E così via.
Mi fa sorridere come la lettura dei social sia spesso sopravvalutata, abusata ed equiparata alla comprensione profonda di una persona. Crediamo davvero sia possibile conoscere qualcuno basandoci solamente su ciò che scrive in Rete?
Ritengo ci voglia una grande sensibilità in generale (online ed offline) ed una frequentazione dal vivo, che comprenda l’uso di tutti e cinque i sensi (e magari anche del sesto…) per capire chi abbiamo di fronte. Spesso non basta una vita.
Il mio appello è il seguente: non siamo superficiali!
Gli stati d’animo che stanno dietro ad un pensiero scritto magari d’impulso o a seguito di riflessioni personali non sono sempre comprensibili dall’altro lato di uno schermo.
Sappiamo leggere tra le righe, sempre… Altrimenti questo mondo sarà, per chi non ne comprende a fondo le dinamiche, una bolla di sapone, pronta ad esplodere insieme a tutte le sue fasulle certezze.
Non è detto che nuovo equivalga a bello. La ricerca di continue novità secondo me non porta sempre ad un vero benessere. E’ come se si dovessero mettere delle bandierine per essere soddisfatti: viaggi, beni materiali, relazioni, amicizie e via discorrendo. Il percorso dettato dall’approfondire, dal soffermarsi su qualcosa, ma anche dall’annoiarsi per poi riscoprire ciò che si ha già è un modo sano di conoscere e fare esperienza.
Le possibilità messe a disposizione oggi dai mezzi di comunicazione, dai social network, dalle offerte al supermercato, dai viaggi lowcost, dai negozi online promuovono questo tipo di consumismo, che coinvolge in modo orizzontale beni e persone.
Il rischio di diventare dei superficiali in ogni cosa è molto alto…
Era da tempo che volevo disegnare una paginetta essenziale che sintetizzasse la mia presenza sul web, e finalmente ho trovato una mezz’oretta per farla. Ho anche registrato un dominio all’uopo, www.dorelli.eu. 😉
Mi sono appoggiato al servizio fornito da about.me, e così in una singola pagina ho pubblicato i link ai siti più importanti di cui faccio parte.
Per ora ho utilizzato uno sfondo di default, magari in futuro lo sostituirò con una delle mie foto.
Mi piace la metafora dei pomodori… coglietene uno se volete. 😉
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