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Uno spazio anche alle foto

giovedì, 17 Agosto 2006

Dopo un lasso di tempo non certo brevissimo (ma meglio tardi che mai, diceva qualcuno) oggi inauguro finalmente la rinnovata sezione album fotografico.

Sarà dedicata ad ospitare i miei scatti migliori, foto di eventi, persone, vacanze e probabilmente anche alcune gallerie di utenti registrati.

Il tutto, se possibile, con ordine e leggibilità.

Buona visione. 😉

Cowboy nostrani

lunedì, 24 Luglio 2006

Treno FM3 Roma-Viterbo,
mi siedo a lato di una coppia bene assortita, sembrano due americani del Kansas City: lui stivali da cowboy, capello lungo sciolto, parlata aMMeregana marcata, iPod, cuffie (da quel che ho sentito fa il musicista), rassicura e ogni tanto parla con la sua donna, lei bionda, cavallerizza, strafiga, un po’ annoiata.

Lui le spiega “siamo alla stazione qui”, “dobbiamo scendere qui” (tutto in perfetto inglese americano), “I have this friend of mine, Armando, who speaks english so badly but when he composes SMS he’s incredibly smart, he can write words you can’t even imagine” e cose così.

Qualcosa però mi lasciava insospettito nel suo modo di fare, a discapito della pronuncia perfetta e del look studiato: sembrava un po’ troppo possessivo con lei, e un (bel) po’ spaccone.

Penso che il cowboy sembra più italiano che del Kansas.

Qualche minuto dopo arriva inaspettata la conferma: squilla il telefono, si toglie le cuffie (roba rap o simile), risponde, a voce alta…

“ARMANDO? SI’ STO A ARIVA’! TRA ‘MPO’ STO LA’! SI’ STO PE’ ARIVA’ DAI… SE VEDEMO ALLA FERMATA! VIGNA DI VALLE SE’! VABBO’ CIAO!!!”.

Ma ROTFL! 😀

Genio del parcheggio

mercoledì, 29 Marzo 2006

testa di ... Smart

Via Appia Nuova, nello stretto passaggio pedonale: che testa di… Smart!

Roma, capitale delle buche

martedì, 21 Marzo 2006

uno dei tanti esempi

Roma è sempre stata famosa, in senso negativo, per le strade tenute male, dismesse, piene di buche, crepe, dossi, voragini, tombini infossati e sporgenti. Ma in questi ultimi tempi (anni? non so, ho perso il conto…) lo stato generale di quelle vie che dovrebbero partire dalla Capitale per diramarsi in tutta Italia è disastroso.

Ogni volta uscendo di casa bisogna stare attenti, percorrendo le strade in auto, moto o bicicletta, alle buche già evitate il giorno prima (se si è così abili nel ricordarne la ‘mappa’ a memoria).

Se piove tanto, come nelle passate stagioni autunnale e invernale, è matematicamente certo che se ne troveranno di nuove sul tormentato tragitto che porta alla propria destinazione. Più distante sarà quest’ultima dal punto di partenza, più saranno dolori per le sospensioni del proprio veicolo, ma soprattutto per la propria schiena e la propria sicurezza.

E’ veramente uno schifo che in tutti questi anni non si sia trovato un sistema serio per pavimentare le strade. Ogni volta si preferisce la via breve, quella meno efficace sul lungo periodo, fatta di soluzioni temporanee, provvisorie, d’emergenza, in pieno stile italiano: le buche/voragini/crepe ecc. vengono rattoppate con una misera colatina d’asfalto, la quale dopo un paio di settimane si sfalda come una fetta biscottata.

Anche quando viene ricostruito il manto stradale i risultati non sono dei migliori; questo sempre perché si fanno i lavori a metà o senza una vera (cono-)scienza. Dopo un tempo massimo di un anno e mezzo quell’asfalto che inizialmente sembrava piatto e senza asperità torna ad essere una delle tante mulattiere romane: ormai queste sono le strade di Roma, veri e propri sentieri di campagna che di cittadino hanno solo l’appartenenza.

Devo obbligatoriamente menzionare anche i marciapiedi e chi va a piedi, perché la situazione è praticamente la stessa. Oltre a dover evitare ogni tipo di asperità anche su questi ultimi, la condizione peggiore capita in una giornata di pioggia: mentre si attraversa la strada o si scende dal marciapiede per evitare quei tanti laghetti che si formano a valle degli accessi per i disabili, si rischia di essere inzuppati dall’aqua proveniente da una pozzanghera sollevata da chi è di passaggio in auto proprio in quel momento.

Insomma, questo di Roma è un altro primato che ci porta indietro di decenni sulla strada della civiltà.

Dal tabaccaio

lunedì, 27 Febbraio 2006

Difficilmente sono entrato in tabaccherie i cui commessi/proprietari brillano per simpatia.

A dire il vero, me ne viene in mente soltanto una (ed il proprietario faceva il barista, prima). 😉

In tutte le altre che mi capita di entrare, non per le sigarette, ma per l’acquisto di biglietti, francobolli, caramelle, ricariche telefoniche, ecc. mi trovo di fronte al classico prototipo del tabaccaio.

Non a voler essere razzisti, ma, uomo o donna che sia, il tabaccaio ha qualcuna (o tutte, in tal caso il cocktail è micidiale) delle caratteristiche che ora vado ad elencare. Solitamente è:

  1. taciturno,
  2. scontroso,
  3. maleducato: se possibile non saluta,
  4. spocchioso.

Adesso mi domando se è il caso di sollecitare i sociologi per studi in materia (!) o di istituire una categoria protetta dei tabaccai, per assicurarne il sostegno morale di indubbia opportunità.

Proprio stamattina ho fatto un sorridente ingresso (ormai sono prevenuto :)) nella peggiore tabaccheria della zona in cui abito; dato che pioveva e ci passavo davanti, ho deciso di correre il rischio.

Lo splendido proprietario (una volta ha fatto anche la pubblicità di un dentifricio, quindi ha ragione a sentirsi importante e tenebrosamente bello) ha mormorato qualcosa al mio saluto -come da abitudine- e faticosamente ha risposto ad una mia domanda (se aveva o no una ricarica per il cellulare). E’ stato uno sforzo insopportabile per lui, aggravato dal fatto che non gli ho comprato nulla perché ciò che mi serviva non era disponibile.

Studi sociologici e categorie protette a parte, in questo caso la misantropia dev’essere genetica…

Torino 2006

martedì, 14 Febbraio 2006

Pattinaggio di figura - Russia

Maxim MARININ e Tatiana TOTMIANINA
Pattinaggio di figura a coppie (Russia), 13/02/2006.

Ineguagliabili.

L’Italia sul Due

lunedì, 13 Febbraio 2006

Una trasmissione basata quasi interamente sul pettegolezzo, travestita da dibattito di approfondimento e attualità: questa, signore e signori, è “l’Italia sul Due”.

Uno sguardo sulla conduttrice, Monica Leofreddi: inizialmente, quando il programma iniziò tre o quattro anni fa, i contenuti della trasmissione fornivano spunti di un certo interesse e lei era più seria; da quando invece la linea editoriale si è spostata sul gossip, il suo ruolo, più che di condurre, è quello di ‘inzuffare’ (come si dice a Roma), cioè di insinuare e fare domande maliziose agli intervistati.

Il contorno non è da meno: ospiti che arrivano quasi esclusivamente da trasmissioni trash come “l’Isola dei (non) Famosi” o che riemergono da un passato televisivo che probabilmente li ha sommersi per qualche motivo valido, giornaliste accanite da settimanali di cronaca rosa, intellettuali o medici presenzialisti come il trittico della ‘saggezza’ Meluzzi-Crepé-Morelli, che ha sempre da distribuire nuove perle di verità, e così via.

Questa è l’Italia sul Due, un polpettone quotidiano di ben due ore che i dirigenti Rai ripropongono da ormai troppi anni.

Spero che la vera Italia abbia ben altro da fare che rincretinirsi, magari credendo di divertirsi, davanti a questo scadente programma televisivo.

Due mesi di tempo…

lunedì, 13 Febbraio 2006

… per portare il mio vecchio numero di telefono su Tre !

A quanto pare dipende da Vodafone che ritarda il più possibile il passaggio al nuovo operatore.

Attivazione prevista per l’8 di Marzo (richiesta il 5 Gennaio scorso).

Aspettiamo…

Audiocassette

sabato, 11 Febbraio 2006

Nell’era della musica digitale, distribuita sotto forma di CD, DVD, mp3, streaming e quant’altro, inizio a domandarmi che senso abbia tenere ancora le circa 200 audiocassette che ho accumulato in più o meno 20 anni.

Me lo chiedo solo ora, sebbene l’era del digitale abbia consolidato il suo strapotere nei confronti dell’analogico già da diverso tempo.

Il motivo è che a lungo sono rimasto affezionato a quelle ‘amabili bobine’.

Nel corso degli anni ho collezionato una serie di registrazioni, soprattutto live o di trasmissioni radiofoniche (fra cui la Radio Deejay dei primi anni ’90, per riascoltarmele diverse volte) che mi dispiace abbandonare nel dimenticatoio.

Il bello della registrazione analogica consisteva nel trovare una fonte che fosse la migliore possibile, un nastro adeguato al tipo di musica o sorgente che si voleva registrare e un buon registratore a cassette. Conservo ancora un ottimo Aiwa a tre testine del 1996, solo che lo utilizzo poco e nulla. Niente a che vedere con attrezzature da audiofilo come i Revox e simili, ma per quello che lo pagai (400.000 lire dell’epoca) mi ha regalato la soddisfazione di poter duplicare CD (da ascoltare in auto o in stanze senza lettore) con una qualità quasi indistinguibile dall’originale; mi torna alla memoria l’esempio di “Alchemy” dei Dire Straits eccezionalmente registrato su una cassetta al metal con Dolby-C.

Oggigiorno stiamo invece diventando più o meno esperti in software di masterizzazione, di codifica audio, di layer MPEG, di velocità di scrittura, ecc. al punto di esserci dimenticati delle suddette pratiche, un po’ ampollose, in modo del tutto naturale.

Credo che purtroppo sia arrivato il momento di recuperare dello spazio prezioso, togliere via le stagionate audiocassette in favore degli snelli dischetti argentati.

Ora la domanda è: che fine faranno?

Uno sguardo sul blu

domenica, 5 Febbraio 2006

Caraibi

Chi non vorrebbe avere una casetta al mare laggiù, e trasferirvisi adesso? 😉